Questo progetto espositivo, il cui titolo cita la conferenza tenuta nel 1923 da Aby Warburg sul potere psichico delle immagini, è innanzitutto un viaggio. Allâorigine del progetto espositivo câè la volontĂ , da parte del suo ideatore lâartista Gianni Politi, di creare una mitologia di immagini come tappe di un percorso privo di meta, concepito come il vagare in un mondo immaginifico e atemporale.
Parte integrante del progetto è stata lâedizione, contestuale alla mostra, di un libro dâartista che raccoglie una serie di immagini liberamente selezionate dagli otto artisti in mostra e da otto curatori. La loro ricercata iconicitĂ si stempera nellâintimitĂ della scelta personale, i cui fili logici restano volutamente sconosciuti. Come per le opere in mostra, lâuniversalitĂ delle immagini risiede nella propria missione, ovvero la loro intrinseca capacitĂ di attrarre lo sguardo. Gli spazi della Fondazione Pastificio Cerere accolgono otto lavori come fossero monadi che raccontano la visione di ogni artista, ma che al tempo stesso dialogano fra loro grazie a un allestimento ben riuscito che riesce a legarli nonostante le differenze formali.
Lâopera di Andrea Dojmi è una scultura di cemento, ferro e vetro, un elemento architettonico disorientante, con cui lâartista indaga il rapporto tra lâambiente e le suggestioni psicologiche che il lavoro suscita. Giulio Delvè riflette sulla comunicazione odierna e sulla gestualitĂ che da essa deriva, come lâabbassamento dello sguardo sui dispositivi elettronici ormai parte integrante della nostra vita.
Una rete metallica dilaniata e un paio di occhi rappresentano la rovina e il disfacimento psicologico dellâuomo contemporaneo. LâinnaturalitĂ del collocamento è parte integrante del lavoro di Matteo Nasini: un ricamo appoggiato sul pavimento. Lâimmagine della ricamatrice che, lavora ripiegata su se stessa è speculare con lo stesso tipo di atteggiamento a cui è obbligato lo spettatore dalla collocazione dellâopera.
Il dittico di Renato Leotta, in cui figure astratte di gesso bianco si stagliano su un fondo celeste acquerellato, ci trasporta nella dimensione del viaggio.
Il lavoro di Gianni Politi è lâesito del processo di recupero compiuto nei confronti dei materiali con cui produce la sua opera. Lâintelaiatura di una serie di carte utilizzate nella sua pratica pittorica precedente e lasciate da Politi nel suo studio come scarti, compongono ora un paesaggio dellâanima, in cui il tempo come limite e punto di riferimento si è sublimato in qualcosa di nuovo, nellâatto creativo dellâartista che si relaziona con il concetto di eternitĂ . Helena Hladilova&Namsal Siedlecki attuano unâoperazione di recupero dellâidentitĂ originaria della materia. Questa relazione passato-presente si formalizza con una scultura la cui poetica è legata al tempo come flusso ininterrotto. In questo caso il passato si manifesta nel presente sotto forma di elmo di bronzo.
La scultura di gomma di Lupo Borgonovo, formalmente a metĂ strada fra gioco e reperto archeologico, occupa perpendicolarmente lo spazio pendendo dallâalto in modo straniante. Sopra lo stipite della porta dâingresso, lâopera di Alessandro Agudio sembra che osservi le opere esposte nella stanza. Ă una scultura emancipata dalla sua indeterminatezza funzionale grazie al gesto dellâartista, un segno nero che attraversa lâopera e la dota di una personalitĂ , di unâanima.
Marta Napoleoni
mostra visitata il 27 novembre 2013
dal 27 novembre 2013 al 31 gennaio 2014
Alessandro Agudio, Lupo Borgonovo, Giulio Delvè, Andrea Dojmi, Helena Hladilova&Namsal Siedlecki, Renato Leotta, Matteo Nasini, Gianni Politi
Fondazione Pastificio Cerere
Via degli Ausoni 7 â (00185) Roma
Orario: lunedĂŹ â venerdĂŹ, 15 â 19