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Fino al 31.I.2017 | Bianchi Nunzio | Pio Monti arte contemporanea, Roma

di - 28 Gennaio 2017
Un grande pianoforte a coda. Sopra, come in un gioco di scatole cinesi, un carillon a forma di pianoforte con una piccola ballerina movimentata da un magnete al suono di una dolce melodia. Al posto dello spartito una dedica: “Grazie Bianchi e Nunzio. Sarete sempre come il mio pianoforte Steinway che non si scorda mai”. Ed è racchiuso in questo ringraziamento, testimonianza di una stima profonda e di un’amicizia di lungo corso, il significato – il concept si direbbe in termini curatoriali – della nuova mostra promossa da Pio Monti nel suo storico spazio in Piazza Mattei, con l’ingresso proprio di fronte alla nota Fontana delle Tartarughe, capolavoro manierista di Giacomo della Porta.
“L’idea di questa esposizione – si legge in apertura di catalogo – nasce da un incontro occasionale di Pio Monti con Domenico Bianchi e Nunzio alla mostra di Jannis Kounellis da Gavin Brown a Roma il 22 settembre 2016”.
Un’amichevole rimpatriata, dunque, un dialogo a tre, più che una vera e propria mostra. Appena tre opere compongono il percorso espositivo, equilibrato e assai convincente tra echi formali e contrappunti cromatici. Sulla parete di destra due opere di egual misura (140×110), appositamente pensate per l’occasione, consentono un confronto diretto delle maniere dei due artisti, entrambi protagonisti della celebre Scuola di San Lorenzo, esperienza artistica italiana tra le più significative degli ultimi decenni, che con la Transavanguardia ha rappresentato il punto di trapasso da un concettuale ritenuto sempre più autoreferenziale al recupero della pittura e della scultura oramai definitivamente libere da dogmi e costrizioni.

Mentre Domenico Bianchi (Anagni, 1955) presenta una composizione di olio, cera e palladio su fibra di vetro, articolando su una superficie bianca la sua variabile segnica, un raffinato motivo di vaga assonanza optical, Nunzio (Cagnano Amiterno, 1954) propone una consueta scultura a parete di legno combusto, in cui sottili sagome parallele si susseguono in un ritmo potenzialmente infinito, animandosi negli interstizi grazie al vigore cromatico del blu elettrico, nota cromatica cara all’artista e da lui più volte utilizzata. Un confronto tra bianco e nero, tra espansioni di superficie e propensioni scultoree, che sonda le potenzialità espressive di materiali eterogenei in un’atmosfera amichevole ma rigorosa. Ma la vera sorpresa della mostra – peraltro annunciata proprio in questi termini dallo stesso Pio Monti – è l’opera realizzata dai due artisti a quattro mani, un pezzo unico più che una rarità. Su un bassorilievo in piombo di Nunzio, connotato dall’andamento concavo-convesso di forme minimali, Bianchi ha apposto il suo caratteristico motivo geometrico di quadrati e linee curve che si confondono in sovrapposizioni e dissolvenze, connotando l’opera al punto da rendere possibile un rispecchiamento tra questa e l’altra totalmente autografa. Un’osmosi perfettamente riuscita, che le forme a stento diradano mentre la luce definisce ed esalta. Osservandola vi si rintracciano le parole scritte da Achille Bonito Oliva nel testo di presentazione: “L’artista in duetto traccia insieme lo spazio e il segno, che ripropone la sua cifra evidente, senza mistero se non quello della propria esistenza splendente. Il segno non emerge, infatti, dalla positività storica, ma si è costituito affiorando alla forma non come tentativo di rassomigliare il mondo, ma come atteggiamento di totalità e di autosignificazione”.
Carmelo Cipriani
mostra visitata il 25 gennaio
Dal 20 dicembre 2016 al 31 gennaio 2017
Bianchi Nunzio
Presentazione di Achille Bonito Oliva
Pio Monti Arte Contemporanea
Piazza Mattei 18, 00186 Roma
Orari: dal martedì al sabato dalle 12.00 alle 20.00.
Info: 0668210744, permariemonti@gmail.com, www.piomonti.com

Nato a Terlizzi nel 1980, è giornalista, critico d’arte e curatore indipendente. Dopo la laurea in Conservazione dei Beni Culturali presso l'Università degli Studi di Lecce, si perfeziona sull'Arte del Novecento all'Università degli Studi di Bari. Già cultore della materia in Museologia presso l’Università degli Studi della Calabria e docente a contratto presso l’Accademia di Belle Arti di Vibo Valentia, ha condotto studi specialistici e curato mostre per Soprintendenze, istituzioni e musei.  

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