Categorie: roma

fino al 31.III.2010 | Ursula Mayer | Roma, Monitor

di - 24 Marzo 2010

Il titolo della mostra ricalca quello del libro di Thom
Hartmann, Last Hours of Ancient Sunlight. Ma la personale di Ursula Mayer (Ried
im Innkreis, 1970;
vive a Londra) non scruta nel futuro del nostro pianeta, alla ricerca
dell’epifania della morte. Il soggetto della rassegna sembra incentrarsi,
piuttosto, attorno alla vicenda di Medea narrata nella tragedia di Euripide.
Una narrazione cinematografica realizzata attraverso la simultanea proiezione
di due differenti pellicole in 16 mm su porzioni adiacenti di uno schermo. Da
un lato si alternano visioni ravvicinate di un altorilievo classico che
raffigura il mito, mentre sull’altro lato dello schermo un gruppo di attori
dipana lentamente una danza gestuale.
L’impostazione della scenografia e della fotografia rimandano
indirettamente alla Medea di Pasolini del 1970. Anche in Mayer si manifesta lo scontro tra il
mondo arcaico, su cui prevale l’emozione, e il contesto contemporaneo, permeato
dalla razionalità. L’idea di conflitto tra modelli e archetipi è sottolineato
dalla sensazione di sincronia della storia, che Mayer ha conferito a
quest’opera. È in questo senso che si innesta anche la citazione di Hartmann,
laddove quest’ultimo pone in comparazione le culture antecedenti la
civilizzazione con quelle contemporanee, sottolineando il materialismo e la
possessivitĂ  delle seconde.

Parallelamente, nella vicenda di Medea e in particolare
nell’epilogo si compie il suo decisivo gesto di affermazione. Uccidendo i suoi
figli impuri, Medea uccide infatti anche ogni possibilitĂ  di sopravvivenza per
il suo mondo. Un mondo arcaico che aveva prima profanato, sottraendogli il
vello d’oro, e poi rinnegato per amore di Giasone.
E il tema del valore impuro dell’oro, oggetto di cupidigia e
origine e della crudele successione dei fatti sui quali si articola la
narrazione di Euripide, è ripreso nelle altre sale della galleria, nelle quali
Mayer ha predisposto alcune installazioni in cui è rimarcato il senso del
valore degli oggetti.
Un pesante blocco di pregiata pietra rosa del Portogallo,
grossolanamente squadrato, è posto accanto a un ammasso di banconote fuori
corso provenienti da tutto il mondo, mentre un proiettore genera, in
successione, immagini statiche di dettagli di marmi preziosi raccolti
dall’artista fra le architetture romane.

E ancora, in relazione all’opera centrale dell’esposizione e
ai suoi temi di fondo si pone la realizzazione di un gioiello dorato composto
da calchi di api morte, che simboleggiano la fine delle organizzazioni sociali
strutturate e identitarie. Come l’amore in Medea, che si risolve nel conflitto
senza speranza tra la passione provata e il sentimento ammesso, tra il proprio
io e l’individuo in cui ci si trasforma, abbandonando la propria identità in nome
di altro.

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dal 25 febbraio al 31 marzo 2010
Ursula Mayer – Last Hours of
Ancient Sunlight
Monitor – Palazzo Sforza-Cesarini
Via Sforza Cesarini, 43a-44 (zona via Giulia) – 00186 Roma
Orario: da martedĂŹ a sabato ore 13-19
Ingresso libero
Testo critico
di Mike Sperlinger
Info: tel./fax +39 0639378024;
monitor@monitoronline.org; www.monitoronline.org

[exibart]


Visualizza commenti

  • Citazione colta da libro + riferimento a pasolini + proiettore super 8 in galleria circondato da altri piccoli-grandi oggetti, riflessivi, puntuali e vagamente anemici.

    Evidentemente ci sono persone esaltate dal perpetuare un clichè. Io inizio a credere che ci sia anche un problema di collezionismo: collezionisti illuminati dai loro telefonini. Unica scusante i 40 anni di questa artista che forse fanno pensare al legittimo sviluppo di alcune intuizioni pertinenti di 10-15 anni fà.

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