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fino al 31.VII.2008 | Giovanna Caimmi | Roma, Romberg

di - 7 Luglio 2008
È lei, quella piccola scultura di ceramica bianca, il fulcro della mostra. Volutamente abbozzati in una vaga definizione i corpi ammassati sulla barca, come avviene nella tragica realtà degli immigrati clandestini. Fatti di cronaca, di una quotidianità esasperante di cui, soprattutto in Italia, pur nella consapevolezza dell’accadimento e della possibile (difficile) soluzione, il coinvolgimento della gente appare contraddittorio.
Da una parte ci sono loro, gli immigrati, con la zavorra di un destino pesante, alle prese con un vissuto di emergenza sociale, dall’altra ci siamo noi, privilegiati, che viviamo una vita parallela, comunque diversa.
Il racconto, perché così preferisce chiamarlo Giovanna Caimmi (Cesena; vive a Bologna), che presenta da Romberg in occasione della sua prima personale romana è una storia, quasi una pièce teatrale, con personaggi e interpreti. Il titolo, Assenza di gravità, rimanda a una duplice interpretazione: “Assenza di peso e di serietà, sia spirituale che reale”, come afferma l’artista stessa. Un modo di percepire il dramma in maniera distaccata.
I protagonisti sono prevalentemente maschili, ritmati dalla presenza di una bambina. Scene che nascono dall’assemblaggio di dieci fotopitture, “fotogrammi che si richiamano quasi per empatia” i brevi filmati che l’autrice coglie con la sua videocamera, poi scansiona e stampa su lucido, unendoli tra loro mediante una pittura a olio piuttosto densa e opaca.

Tasselli, multipli di uno stesso formato vanno a ricomporre i frammenti, catturati in momenti e luoghi diversi, in una visione unitaria, dove il colore (dominato dal verde che, allo stesso tempo, contribuisce a rendere la scena irreale ma la rafforza emotivamente) è alquanto vivace e solletica una memoria visiva impressionista. Talora c’è anche un momento di grande luce, con bianchi assoluti che predispongono a una situazione metafisica: “La luce funziona sia come momento di trascendenza che di assenza. La luce è l’immanenza, il non completo”.
La descrizione dei corpi, invece, ha un che di manieristico. Del resto, l’artista nutre un profondo amore per il Pontormo e, spostandoci nel contemporaneo, ammira David Hockney per la sua grande capacità di coinvolgimento dello spettatore: “Hockney crea una spazialità circolare allargata che, rispetto alla prospettiva tradizionale che allontana, avvicina e fa essere dentro le cose”.

Un viaggio accompagnato anche dai suoni, quello di Caimmi, nel video I movimenti di Alice: espansione. La voce maschile che declama Attraverso lo specchio in un inglese oxfordiano, infarcito di nonsense ed euforia alcolica; la bambina che gioca sulla spiaggia; il rumore dell’elicottero. Fra tutti, però, ad andare dritto al cuore è il dolcissimo suono del flauto che quel signore suonava fuori del Musée de l’Orangerie, a Parigi, perché chi era in fila potesse placare la noia o l’irritazione dell’attesa con la melodia struggente del suo strumento.

manuela de leonardis
mostra visitata l’11 giugno 2008


dal 12 giugno al 31 luglio 2008
Giovanna Caimmi – Assenza di gravità
a cura di Gianluca Marziani
Romberg Arte Contemporanea
Piazza de’ Ricci, 127 (zona campo de’ Fiori) – 00186 Roma
Orario: da martedì a sabato ore 15-20 o su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel./fax +39 0668806377; artecontemporanea@romberg.it; www.romberg.it

[exibart]

Nata a Roma nel 1966, è storica e critica d’arte, giornalista e curatrice indipendente. Con Postcart ha pubblicato A tu per tu con i grandi fotografi - Vol. I (2011), A tu per tu con i grandi fotografi e videoartisti - Vol. II (2012); A tu per tu con gli artisti che usano la fotografia - Vol. III (2013); A tu per tu – Fotografi a confronto – Vol. IV (2017); Cake. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente (2013), progetto a sostegno di Bait al Karama Women Center, Nablus (Palestina). E’ autrice anche Taccuino Sannita. Ricette molisane degli anni Venti (ali&no, 2015) e Isernia. L’altra memoria – Dall’archivio privato della famiglia De Leonardis alla Biblioteca comunale “Michele Romano” (Volturnia, 2017).

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