Categorie: roma

fino al 4.I.2004 | Domenico Bianchi | Roma, MACRO

di - 17 Ottobre 2003

Tattile, di una consistenza fatta di trasparenza leggera, di giochi di luce, di materiali discreti e pastosi come la cera, o semplici come il legno, o preziosi e lucenti come il rame, il palladio, il platino.
La personale di Domenico Bianchi (Anagni, 1955), con le 140 opere esposte in due sale e curata da Danilo Eccher, ripercorre una carriera artistica caratterizzata dalla stessa costante linearità e dalle stesse sfumature tenui dei lavori in mostra.
I toni risultano nel complesso discreti, pur riuscendo a mantenere una vitalità vivida, a conservare una luminosità sfumata e densa che in alcuni casi -come ad esempio gli interventi di platino su legno- è data semplicemente dall’accostamento di materiali grezzi.
Dopo l’incontro con l’Arte Povera, Bianchi si dedica infatti ad un nuovo filone di ricerca legato alla sperimentazione delle potenzialità espressive di materiali la cui cromìa è lasciata allo stato naturale, senza ulteriori interventi da parte dell’artista, una volta tracciato e definito con precisione il disegno. Bianchi argina la fuggevolezza di un materiale come la cera, ne ha piena padronanza. In essa ricava striature sfumate che tracciano i contorni di un simbolismo complesso ed astratto, basato su un elemento costante ed ostinatamente ricorrente: il cerchio, simbolo di perfezione e di equilibrio. E di vita.
Il rigore della geometria viene però stemperato e ritmato dal movimento che l’artista imprime alle pieghe dell’opera, percepibile in un secondo tempo, solo dopo aver superato un istintivo senso di fermezza dato dalla ieraticità e della cera bloccata su fibra di vetro, o dalla minuziosa ed ostinata ricerca della perfezione dei tratti in platino, palladio o argento. Movimento inteso anche come sviluppo dell’opera nel tempo: tant’è che due pareti del MACRO sono formate da tante tele della stessa dimensione -simili nell’estetica oltre che nella forma- e tuttavia costruite in un arco temporale lungo un ventennio, per attribuire all’opera la possibilità di evolvere senza porsi dei limiti. Un work in progress che è allo stesso tempo una specie di dichiarazione poetica. Raffinata, luminosa, complessa.

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matilde martinetti
mostra visitata il 27 settembre 2003


Domenico Bianchi, a cur di Danilo Eccher
MACRO, via Raggio Emilia 54 (porta pia / nomentano), 0667107900 www.comune.roma.it/macro, macro@comune.roma.it , mar_dom 9-19, festivi 9-14, ch lun, ingresso intero 5.20 euro, ridotto 4.20 euro, catalogo electa


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