Categorie: Mostre

Dalla camera oscura al presente instabile: il mondo in 100 fotografie

di - 26 Marzo 2026

Ereditare il mondo non significa possederlo, ma imparare a guardarlo. Ogni fotografia è la traccia di uno sguardo che ci ha preceduto, un frammento di tempo e di memoria che continua a vivere oltre l’istante in cui è stato catturato. Guardare queste immagini vuol dire allora accettare l’eredità. Fermarsi e osservare, lasciandosi attraversare da ciò che mostrano senza la fretta di giudicare. Perché ogni fotografia porta con sé una storia e spesso uno sguardo che non coincide mai completamente con il nostro. Non è forse questo il senso dell’arte? Aprire uno spazio di riflessione, portarci a guardare dentro di noi e restare nel mondo con una visione più attenta e sensibile.

Lin Zhipeng aka No.223, Figs in pride (2022) Courtesy of Pier Luigi Gibelli

Partendo da questa riflessione, possiamo allora addentrarci nella mostra 100 fotografie per ereditare il mondo, il nuovo progetto espositivo del MUDEC – Museo delle Culture di Milano, fino al 28 giugno, a cura di Denis Curti, in collaborazione con Alessio Fusi e Alessandro Curti, prodotto da 24 ORE Cultura. Le immagini selezionate non seguono gerarchie estetiche o cronologiche. Il percorso espositivo si articola in sei sezioni e prende avvio da un tempo in cui le immagini erano rare, quasi preziose. Silhouette e dagherrotipi raccontano il momento in cui la fotografia entra lentamente nella vita quotidiana e l’immagine diventa uno strumento sociale, l’atmosfera che si respira è romantica, calda e coinvolgente. Da qui in poi la mostra prende progressivamente forma e le immagini cominciano a svelare il loro racconto, guidando lo sguardo in un crescendo di emozioni. Dalle prime sperimentazioni tecniche dei pionieri come Niépce e Daguerre, che aprono nuove possibilità di osservazione del mondo, la fotografia evolve fino alla modernità, andando oltre la semplice documentazione del reale e diventando uno strumento di creazione.

Carol Guzy, Berlin Wall (1989) © Carol Guzy / The Washington Post / Getty Images

La metamorfosi è ben visibile nelle avanguardie del Novecento, con figure come Man Ray o Henri Cartier-Bresson, insieme alle ricerche poetiche di Mario Giacomelli e alle provocazioni concettuali di Joan Fontcuberta. Il percorso si apre poi a un racconto più ampio in cui la fotografia diventa memoria. Immagini che hanno segnato la storia recente, come Migrant Mother (1936) di Dorothea Lange, testimone della Grande Depressione, o gli scatti realizzati da Joel Meyerowitz in Rescue Teams on the Plaza (2001), mostrano come il fotografo offra il proprio sguardo sul mondo, denunciando ciò che accade e immortalando eventi straordinari. Proseguendo, l’intimità diventa un terreno di esplorazione, gli artisti indagano i corpi. Pierre Molinier e Robert Mapplethorpe sfumano i confini dell’identità, trasformando ogni immagine in uno specchio dell’interiorità e della vulnerabilità umana. Verso la fine di questo viaggio, nelle ultime sezioni, ci si sente parte di ciò che si osserva. Travolti dai temi contemporanei, riconosciamo noi stessi e la società in cui viviamo.

ph. Jule Hering

Si aprono mondi evocativi, dove il reale si trasforma in scenari surreali e scenografici. Artisti come Newsha Tavakolian, Sandy Skoglund, David LaChapelle e Mat Collishaw usano l’immagine come metafora e racconto. I fotografi contemporanei, tra cui Ebrahim Noroozi, Agnese Purgatorio, Guillaume Bression, Gohar Dashti, Alba Zari e Fabrizio Spucches mostrano il nostro tempo, tra migrazioni, conflitti, crisi ambientali e battaglie per l’affermazione della donna, mostrando un presente instabile e sempre individualista. In un tempo segnato da trasformazioni e cambiamenti, immerso in una società bulimica di immagini, la fotografia continua a sorprendere e a suggerire riflessioni. Forse è banale dire che si tratta di un viaggio nella storia dell’umano, eppure proprio la storia dovrebbe insegnarci a non ripetere gli stessi errori. In questo senso, l’arte in tutte le sue forme ha una responsabilità preziosa, quella di non farci dimenticare. Soprattutto oggi.

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  • Pleonastico è l giusto aggettivo per commentare iniziative del genere; i critici-critici che cavalcano queste mise en scene sparano sulla croce-rossa, chissĂ  che opepra di divulgazione pensano di fare giacchĂ© sono tutti autori stra-bravi stra-noti e pure stra-decotti a forza di vederli. Ma la fotografia nuova. giovane quando la promuoveranno? dall'oltretomba?

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