Tutti i lavori di Paola Pivi sono un tributo alla potenza dell’immaginazione. Lontani da ogni intento polemico o provocatorio, nascono da una volontà di plasmare il mondo, mutando l’orizzonte visivo convenzionale. Il camion girato su un fianco, l’aereo messo sulla pancia -come guardasse il cielo da sdraiato- il divano in miniatura imbevuto di profumo: realtà che germinano spontaneamente da una mente assorta. E che diventano situazioni concrete, tangibili, invadenti.
Protagoniste della mostra romana sono delle zebre. Dopo l’asino in piedi sulla barchetta, visto negli Interludes dell’ultima Biennale di Venezia, gli animali africani vengono trasportati -con uno spostamento che è, ancora una volta, prima mentale e poi reale- sullo sfondo di un paesaggio innevato: le cime bianche del Parco Velino-Sirente,
In tre grandi stampe digitali -si è parlato a spropostito di installazione- l’artista ricostruisce un’atmosfera di chiaro stampo surrealista. La forza dell’operazione sta nel suo essere, allo stesso tempo, eclatante e discreta. Nonostante l’evidente anomalia della situazione, l’immagine risulta armonica e naturale; la raffinatezza estetica e l’equilibrio intrinseco della visione sembrano bilanciare la sua assurdità concettuale. Lievi, ma fastidiosi, alcuni difetti di assemblamento delle stampe.
Paola Pivi spiazza senza scioccare, si muove leggera sulla realtà e ne riconfigura l’assetto. E affascina la sua fiducia nel linguaggio dell’arte. Autonomo e autosufficiente. Dichiara in chiusura della lunga intervista con Laura Cherubini, curatrice della mostra: “Secondo me un’opera non ha bisogno che chi la vede conosca l’arte, o abbia la coscienza di stare guardando un’opera d’arte, l’opera funziona comunque. E quindi ho il dubbio che questi animali abbiano visto un’opera d’arte.”
articoli correlati
Italiani alla Biennale di Venezia
gioielli disegnati da Paola Pivi a Roma Roma Roma
verso il futuro: l’ultimo decennio dell’arte italiana al Museo del Corso a Roma
Jankowski / Benvenuto, doppia personale al MACRO
valentina tanni
Fino al 12 aprile 2026 ai Bagni Misteriosi – Teatro Franco Parenti di Milano sarà possibile entrare in contatto con…
L’enorme “Pomme” sarà esposta al Le Bristol Paris prima della vendita da Christie's. Secondo gli esperti, potrebbe raggiungere € 7…
Al max museo di Chiasso una grande mostra dedicata a Max Bill, figura cardine della modernità: in esposizione 168 opere,…
Un progetto condiviso tra Lisbona e Varsavia apre una nuova sede e debutta con Buhlebezwe Siwani, artista sudafricana alla sua…
Al via la selezione per la Capitale dell’arte contemporanea 2028, con un contributo di 1 milione di euro: per inviare…
Dopo aver abbattuto un Papa con un meteorite, Maurizio Cattelan apre una linea diretta con l’aldilà (o quasi): un numero…
Visualizza commenti
lasciagli fare lo psicologo a tuo fratello,
che mi sa che di arte non ciazzecca
cordialmente
Eh sì, sveglia ragazzi, è ora di dare spallate alle pivi.
Ho fatto vedere queste immagini a mio fratello che è psicologo: dice che se ci zuchiamo questa robaccia insulsa come fosse arte allora significa che stiamo proprio male.
Ho cercato di convincerlo che la Pivi è al top, e lui, incredulo, dice che ci deve essere qualcosa sotto perchè questa è merda.
bell'articolo, valentina.
ma...che le zebre vadano molto di moda? Piagnatelli le aveva già ammansite almeno un anno fa...e pure aveva dipinto la neve!
Giorgio, io ho letto questa frase della pivi:
"Secondo me un’opera non ha bisogno che chi la vede conosca l’arte, o abbia la coscienza di stare guardando un’opera d’arte, l’opera funziona comunque".
E mi sono permesso di far guardare questa cacata al primo che mi sono trovato davanti che non fosse uno del settore.
Alla fine la Pivi ha ragione, che tu abbia o non abbia passione per l'arte non cambia niente, se un lavoro è una merda resta una merda.
...povera mamma...
Se questa è l'arte italiana ....
poveri noi