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Fino al 4.IX.2016 | Banksy, Guerra, Capitalismo & Libertà | Palazzo Cipolla, Roma

di - 17 Giugno 2016
Centocinquanta opere di Banksy, tra stencil, sculture, dipinti originali, stampe e copertine di dischi, tutte provenienti da collezioni private. È “Guerra, Capitalismo & Libertà”, la grande mostra dedicata al noto street artist rimbalzata in questi giorni su tutti i giornali. Sarà perché una personale così estesa sull’artista britannico non si era mai vista, sarà perché Banksy è una delle figure più enigmatiche e sovversive della scena contemporanea, ma l’esposizione a Palazzo Cipolla, promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo, continua a far parlare di sé, tra la gente e sulla stampa internazionale.
L’arte urbana nei musei è sempre più presente, e spesso non senza critiche. È ancora fresca la polemica che ha coinvolto Blu a Bologna: lo street artist, contrario a una mostra che esponeva alcune sue opere rimosse dai muri senza autorizzazione, ha cancellato diversi murales realizzati in passato nella città. E si sa per certo che anche Banksy non ama questo genere di eventi espositivi, ma una volta entrati nel mercato non si ha più molta voce in capitolo. In questa personale tutte le opere vengono da collezioni private, quindi non sono state in nessun caso sottratte alla strada. Ma stabilire se ciò sia sufficiente per consacrare la ricollocazione di un intero movimento artistico, risulta più difficile. Oltre queste considerazioni, che saranno ancora per molto argomento di dibattito, il progetto no profit curato da Stefano Antonelli, Francesca Mezzano e Acoris Andipa, segna un punto di passaggio fondamentale nel mondo della street art, e lo fa con il suo massimo esponente.

L’esibizione esplora la visione artistica di Banksy partendo dalle tematiche principali del suo lavoro: i suoi nemici più potenti, la guerra e il capitalismo, e la sua massima aspirazione, la libertà. In mostra opere che hanno fatto la storia della street art, come Kids on guns, raffigurante due bambini su un cumulo di armi; Laugh now but one day I’ll be in charge, la serigrafia con le scimmie che dichiarano: “Ridete adesso ma un giorno saremo noi a comandare”; o Napalm che riprende la famosa fotografia scattata in Vietnam da Nic Út a una bambina nuda in fuga da un bombardamento al napalm. Nella versione di Banksy la ragazzina tiene per mano Mickey Mouse e Ronald McDonald. Tra i lavori di critica sociale e politica, anche alcuni dei famosi Rats, i topi intenti nelle azioni più disparate, al centro di una serie di graffiti. I primi apparvero a Bristol, ma si diffusero velocemente in altre metropoli come Londra, Parigi e New York.
Pioniere dello stencil, Banksy gioca da sempre con la serialità. Certo, Girl with balloon, la bambina intenta a recuperare un palloncino che le è sfuggito di mano, non sarà mai come quella apparsa nel 2002 a Londra. Come Steve Jobs ritratto sotto la scritta “Figlio di un migrante siriano”, non avrebbe lo stesso impatto fuori dalle mura di Calais. Ma questo è il prezzo naturale che paga la street art quando esce dalla strada, un costo che siamo disposti a sostenere per vedere dal vivo così tante opere dell’artista più misterioso e ricercato del momento. E chissà che Banksy non faccia un salto a Roma, lasciando la sua firma su un muro e ricordando a tutti la vera potenza della sua arte.
Giulia Testa
mostra visitata il 25 maggio
Dal 24 maggio al 4 settembre 2016
Banksy, Guerra, Capitalismo e Libertà
Roma, Palazzo Cipolla
via del Corso 320 – 00186 Roma
Orari: da martedì a domenica 11-20

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