“Ho sempre pensato – e insegnato – che l’oggetto d’arte completa il suo ciclo quando viene separato dal contesto di uno studio o di una galleria per entrare in uno spazio privato”. Questa, in sintesi, la strategia curatoriale di Shara Wasserman in Roma colleziona. Arte contemporanea da collezioni pubbliche e private all’Accademia Americana, trasformatasi per l’occasione in un contenitore neutro, idoneo a rappresentare il collezionismo romano degli ultimi vent’anni.
Riscoprendo la vocazione di una città , da sempre dedita alla raccolta di capolavori, la mostra indaga il patrimonio artistico contemporaneo, frutto di acquisizioni pubbliche e private. MACRO e MAXXI rivestono un ruolo di primaria importanza nel panorama istituzionale, luoghi “deputati” alla documentazione dell’arte attuale: una babele linguistica, frammentata nella pluralità di codici e strumenti che variano dalla performance (Sissi, T) al quadro digitale (Cristiano Pintaldi, Fulmine 2). Ai colossi pubblici si affianca una rosa di galleristi e collezionisti che spiccano per l’audacia e il fiuto “da intenditori” nelle rispettive politiche di acquisto e promozione.
Un caso esemplare di mecenatismo quello dei Bulgari, in cui la corporate philosophy si esprime anche tramite la committenza. La preziosità dei gioielli, emblema dell’impresa familiare, risplende ne La Scoperta di Stefano di Stasio, come accadeva nella ritrattistica rinascimentale, destinata a celebrare le gesta del principe. Il tutto declinato in chiave anacronistica… Gli anni Ottanta, che segnano il ritorno alla pittura in ambito internazionale e locale, sulle orme della Scuola Romana, sono testimoniati dalla Transavanguardia e dagli artisti dell’ex pastificio Cerere.
Tra le presenze piĂą recenti spiccano guest star del calibro di Vanessa Beecroft. Dalla collezione Carlo Ambrosetti
maria egizia fiaschetti
mostra visitata il 2 novembre 2004
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