Categorie: roma

fino al 4.XII.2004 | Rome collects | Roma, American Academy

di - 8 Novembre 2004

“Ho sempre pensato – e insegnato – che l’oggetto d’arte completa il suo ciclo quando viene separato dal contesto di uno studio o di una galleria per entrare in uno spazio privato”. Questa, in sintesi, la strategia curatoriale di Shara Wasserman in Roma colleziona. Arte contemporanea da collezioni pubbliche e private all’Accademia Americana, trasformatasi per l’occasione in un contenitore neutro, idoneo a rappresentare il collezionismo romano degli ultimi vent’anni.
Riscoprendo la vocazione di una città, da sempre dedita alla raccolta di capolavori, la mostra indaga il patrimonio artistico contemporaneo, frutto di acquisizioni pubbliche e private. MACRO e MAXXI rivestono un ruolo di primaria importanza nel panorama istituzionale, luoghi “deputati” alla documentazione dell’arte attuale: una babele linguistica, frammentata nella pluralità di codici e strumenti che variano dalla performance (Sissi, T) al quadro digitale (Cristiano Pintaldi, Fulmine 2). Ai colossi pubblici si affianca una rosa di galleristi e collezionisti che spiccano per l’audacia e il fiuto “da intenditori” nelle rispettive politiche di acquisto e promozione.

Un caso esemplare di mecenatismo quello dei Bulgari, in cui la corporate philosophy si esprime anche tramite la committenza. La preziosità dei gioielli, emblema dell’impresa familiare, risplende ne La Scoperta di Stefano di Stasio, come accadeva nella ritrattistica rinascimentale, destinata a celebrare le gesta del principe. Il tutto declinato in chiave anacronistica… Gli anni Ottanta, che segnano il ritorno alla pittura in ambito internazionale e locale, sulle orme della Scuola Romana, sono testimoniati dalla Transavanguardia e dagli artisti dell’ex pastificio Cerere.
Tra le presenze più recenti spiccano guest star del calibro di Vanessa Beecroft. Dalla collezione Carlo Ambrosetti proviene, infatti, VB26, stampa digitale della performance realizzata alla Galleria Lia Rumma di Napoli nel 1997. Modelle issate come fenicotteri sui tacchi altissimi e le gambe slanciate sfilano con movenze automatiche, vestite solo di lingerie. L’esibizione plateale della corporeità rimanda al cannibalismo retinico dilagante nella società, votata al culto maniacale dell’estetica. Il modello femminile proposto dalla Beecroft sfugge al cliché dell’oggetto erotico e sensuale, raggelandosi in una sembianza aliena e manichina, simile ad una statua di marmo. La prassi dell’ostentazione è letteralmente rovesciata in A crack into the wall di Botto & Bruno. L’immagine inquadra il busto della figura, mentre il volto è fuori campo ed è ricostruibile soltanto d’immaginazione. Un disco di vinile è offerto come un dono votivo, sullo sfondo di un muro in mattoni dal look chiaramente periferico. Qui regnano l’evocazione, l’occultamento, la pausa spazio-temporale, per captare il fruitore nella dimensione utopica degli artisti, che rivendicano all’arte la funzione di coniare nuove ipotesi esistenziali. Contro l’idea di un collezionismo puramente edonistico e fine a se stesso.

maria egizia fiaschetti
mostra visitata il 2 novembre 2004


Roma colleziona. Arte contemporanea italiana nelle collezioni pubbliche e private
A cura di Shara Wasserman e Ludovico Pratesi
American Academy in Rome, via Angelo Masina, 5 – 00153 Roma (trastevere – gianicolo)
martedì – sabato dalle 16:00 alle 19:00 e su appuntamento
per informazioni: tel. + 39 06 58461 – fax + 39 06 5810788
www.aarome.org  – info@aarome.org


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