Per la sua prima personale romana, The stars shadow, Giovanni Ghiandoni (Senigallia, 1971), fotografo professionista che si occupa prevalentemente di architettura d’interni (senza rinunciare però alla sperimentazione e alla ricerca), ha scelto quattro ritratti maschili un metro per un metro e mezzo. Quattro icone della cultura contemporanea: il conterraneo Mario Giacomelli per la sperimentazione fotografica, Ron Arad per il design, Dario Argento e James Ellroy rispettivamente per il cinema e la letteratura noir. Un lavoro aperto questo, iniziato a metà degli anni ’90.
L’incontro con Arad avviene a Milano in occasione del Salone Internazionale del Mobile, quello con Argento e Ellroy, invece, a Parigi nel 2000 (dove Ghiandoni era stato invitato a frequentare per un anno la Cité Internationale des Arts, realizzando il lavoro Combustioni Parigine per il Mois de la Photo), incontrati l’uno al Centro Pompidou in onore della versione restaurata di Profondo rosso, l’altro al Salone del Libro.
Una storia a parte, invece, quella che lega il giovane fotografo con il maestro: lo conosce nel 1995, quando all’indomani del diploma di visual designer sceglie la fotografia come mezzo di comunicazione e frequenta a Milano un corso di fotografia, a conclusione del quale -nel 199- consegue il Master in camera oscura. Durante i suoi studi Ghiandoni sottopone a Giacomelli un progetto che lo vede soggetto-protagonista. Nascono così Mario versus media e Paesaggi umani. In quest’ultimo lavoro i dettagli del corpo di Giacomelli, stampati al negativo, diventano veri e propri paesaggi metafisici. Entrambi i progetti sono in un rigoroso bianco e nero fortemente contrastato. Del resto tra i mentori di Ghiandoni al primo posto c’è proprio Giacomelli, insieme a Man Ray e Andres Serrano.
Tranne due soli lavori -uno in rosso sul mattatoio (alla stessa serie appartengono anche i Paesaggi di carne con cui ha partecipato a PhotoEspaña 2003) e l’altro in blu sui corpi mummificati della Chiesa dei Morti di Urbania- la predilezione dell’autore va sul bianco e nero, che offre molteplici possibilità di percepire una visione ricca di variabili. Sensibilità, suono, movimento, volume… nelle immagini di Ghiandoni si coglie anche questo, insieme a quel margine di interpretazione individuale in cui ogni spettatore si può liberamente inoltrare.
In questi ritratti delle star il ritmo è giocato dalla sovrapposizione di volti noti ad una texture che è -in qualche modo- psicologicamente connessa all’identità del volto: Ellroy -ad esempio- con quella sorta di tiro a bersaglio che ha il fulcro nella sua tempia occidentale, oppure le inquietanti sgocciolature -graffi di luce- sul volto del regista italiano. “La foto base viene stampata, di volta in volta, con una nuova texture,” -spiega il fotografo- “perciò alla fine si crea un ibrido che potrebbe essere quello dell’uomo contemporaneo dematerializzato.”
L’effetto misterioso e, allo stesso tempo, simbolico è assicurato. Ma, come nota Gabriele Tinti -curatore della mostra- le ombre non conducono in un mondo incantato e metafisico, piuttosto contribuiscono a “restituirci amplificata l’intera complessità del reale”.
manuela de leonardis
mostra visitata il 18 dicembre 2006
Fino al 22 novembre 2026, l’area scarpiana del Museo Correr ospita “Principe. Il Nottambulo del Pensiero Magmatico”, il nuovo progetto…
Lo spazio espositivo assume una forma cosmopoietica, una galassia di ambient tokens che si organizzano in una costellazione di sculture…
I nuovi traguardi fissati nel 2025 da quattro artisti Millennials diventano un’occasione per ripercorrere la loro carriera, dagli studi alle…
Al Museo San Domenico di Forlì, “Barocco. Il Gran Teatro delle Idee” rilegge il Seicento come categoria critica ancora attiva,…
È morto a 96 anni Jean Widmer, figura chiave del design europeo: fu autore dell'iconico logo del Centre Pompidou di…
L'organizzazione no profit Careof di Milano annuncia la vincitrice di ArteVisione 2025: Elisabetta Laszlo, classe 2001, si aggiudica il premio…