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Fino al 5.I.2014 | Fiorella Rizzo – Inoltre | Museo Carlo Bilotti, Roma

di - 17 Dicembre 2013
L’occhio mente e il pensiero inganna, ma l’arte può essere fonte di luce e salvezza, il percorso però è irto di terribili ostacoli. Incombe una forte sensazione di minaccia e pericolo nelle sale della Museo Bilotti, all’Aranciera di Villa Borghese a Roma, dove fino al 5 gennaio 2014 espone Fiorella Rizzo.”Inoltre, la realtà dell’Oggetto” s’intitola la mostra che documenta la ricerca dell’artista risalente agli anni settanta.
Tra i primi lavori Fotisma e Seminario del 1977, in cui protagonista è il seme di grano racchiuso in sfere di vetro. È un’opera propiziatoria che mette in relazione il potere generativo dell’arte con la fecondità della natura interagendo con la Melanconia di Durer .”Con un montaggio fotografico- racconta Rizzo ad Amnon Barzel, curatore della mostra – ho sostituito la sfera posta ai piedi di quell’essere metà angelico e metà umano con la mia sfera di vetro che racchiude un seme di grano. In quel seme c’è il mistero dell’origine da cui ripartire per “comprendere”, oltre “il sapere”, i segreti alchemici.

Al mistero della creazione e ai suoi impedimenti è ispirata la ricerca di Fiorella Rizzo. Sulle ambivalenze del guardare si fonda Kaleidoscope (2000-2002), un opus di 42 fotografie realizzate nella metropolitana di Londra. Interlocutore delle immagini è lo spettatore di cui viene sollecitato uno sguardo più attento per discernere tra vero e falso, un’ambiguità sempre più presente nel paesaggio contemporaneo in cui realtà diretta e sue rappresentazioni convivono .
L’arte può fungere come percorso di conoscenza amplificando le menzogne dell’occhio per smascherarle. A tal fine il processo mimetico diventa spudorato come in Naulo, opera del 1991-93 che mostra tante boe vuote di plastica legate tra loro da un filo, simili a bombe innescate e pronte per l’uso ma, come in Pino Pascali, sono armi finte per disarmare la guerra. Innocui sono anche  gli elementi della Natura metallica, oggetti di polistirolo resi pesanti dal colore metallizzato. La confusione procurata dall’inganno ottico spinge il visitatore a toccare le opere aumentando la sua soglia di vigilanza.
In Genetliaco (1981-82), un’ascia viene conficcata nella testa di statue allineate in fila. L’iterazione del gesto esibita attraverso la moltiplicazione delle sculture  in terra rossa amplifica la portata del messaggio. “Aprire la materia con asce ed entrarvi è un gesto simbolico,  per dire che vi è sempre un retro, un invisibile, un non detto” – ribadisce l’artista . Ancora più feroce l’opera all’apparenza giocosa: Match (1995-2002) dove in aste di acciaio, come quelle usate nel gioco del calciobalilla, sono conficcate alcune teste : una metafora della violenza con cui la banalizzazione del pensiero perpetrata dai media annichilisce l’umanità.
Negli ultimi lavori protagonista è la luce, rappresentata come raggio luminoso o lampadina, essenza spirituale che aleggia nella materia e rivela il sacro che abita l’arte.
Anna D’Elia
dal 10 novembre 2013 al 5 gennaio 2014
Fiorella Rizzo, Inoltre
Museo Carlo Bilotti, Aranceria di Villa Borghese
Viale Fiorello La Guardia – 00197 Roma
Orari: da martedì a venerdì ore 10.00 – 16.00
sabato e domenica ore 10.00 – 19.00

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