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Fino al 6.IV.2014 | Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti: la collezione Netter | Museo Fondazione Roma, Roma

di - 7 Dicembre 2013
L’amore ribelle e “mortale” tra Amedeo Modigliani e la giovane Jeanne Hébuterne. Morto il primo per malattia, la seconda suicida per il dolore della perdita. L’alcolismo di Maurice Utrillo, che al vino è avvicinato giovanissimo dalla nonna che pensa così di calmare le sue crisi epilettiche e l’amore incestuoso che l’amore prova per la madre della madre, Suzanne Valadon, affascinante modella, talentuosa pittrice, amante di molti artisti. Ancora, le violenze subite da Chaïm Soutine, sin dall’infanzia. Le stranezze di Moïse Kisling, la poesia estrema di André Derain che, in punto di morte, chiede come ultimo desiderio un pezzetto di cielo azzurro e una bicicletta.

Sono molte le storie che, di artista in artista e soprattutto di opera in opera, si intrecciano nella mostra “Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La collezione Netter”, al Museo Fondazione Roma-Palazzo Cipolla, a Roma, fino al 6 aprile. Storie di dolore, emozione, passionalità, energia. Storie di talenti che battagliano per essere se stessi. Contro l’epoca e il contesto. Contro la morale. Fino a diventare segni di una nuova epoca, un nuovo contesto, una nuova morale, appunto.
Oltre cento opere dalla collezione Netter, tornate ad essere esposte dopo più di settant’anni, raccontano il fermento parigino dei primi del Novecento, tra Montmartre e Montparnasse, dove artisti, scrittori, intellettuali immaginavano e costruivano un orizzonte diverso, bohémien ante litteram, destinato a diventare icona e – forse massima celebrazione del successo – stereotipo dell’artista stesso, di fatto, contribuendo a costruire anche quello del collezionista.
«L’invito è a vivere la mostra, non guardando ai nomi dei grandissimi esposti, ma alla qualità di tutte le opere presenti – dice il curatore Marc Restellini – Nello spirito di Netter, gli artisti qui devono essere considerati allo stesso livello, liberandosi dai fantasmi dei più noti, per approfondire le due tendenze della collezione, da un lato il paesaggio, dall’altro il rapporto con l’individuo, dunque il ritratto». Ecco allora le vedute corse di Suzanne Valadon e i suoi nudi, ora in studio ora in campagna. Poi, le strade e le piazze delle vedute di Utrillo, scorci immutabili di città silenti.
Ancora, le monumentali sensualità di Derain e gli sguardi introspettivi di Modigliani, senza dimenticare un recto/verso della Hébuterne che nelle sue diverse facce, tra la serenità di un interno e la promessa di felicità del mito, sembra regalare infinite e parallele possibilità al destino tristemente segnato della coppia. Poi, i colori decisi di Kisling che scolpiscono le forme, le caducità di Soutine, i nuovi classicismi di Hayden e le malinconiche visioni di Feder. In un gioco di incontri e scontri tra uomo e natura, a farla da padrone è proprio il ritratto, come “sfilata” di volti e intuizioni, ma anche immagine che di Netter è tracciata proprio dalla sua collezione.
Ebreo alsaziano, Netter non poteva permettersi le opere degli impressionisti che tanto amava e convogliò le sue attenzioni verso i nuovi artisti, acquistando le loro opere e aiutandoli così a sostenersi. «Penso che se non ci fosse stato Netter – conclude Restellini – forse non ci sarebbe la Pinacoteca di Parigi. Questa mostra tenta di rivelare l’individuo dietro le opere, nella forza della sua intuizione e nella sua modestia. Il collezionismo è un’arte». Tra estetica e filosofia.
Valeria Arnaldi
mostra visitata il 13 novembre 2013
dal 14 novembre al 6 aprile 2014
Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti: la collezione Netter
Museo Fondazione Roma, via del Corso 320,Roma
Orari: lun 14-20; mart-dom 10-20
Info: 0698373328

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