Categorie: roma

fino al 7.I.2011 | Tagli d’artista | Roma, Gnam

di - 3 Settembre 2010
Sfida estrema o provocazione necessaria. I tagli di Lucio
Fontana
non
smetteranno mai di sorprendere. Era il 1952 quando l’artista esponeva alla
Galleria del Naviglio di Milano i suoi “buchi”, embrionali ricerche tese al
superamento della bidimensionalità sulla superficie pittorica. Ambiente
spaziale con tagli

(1960) è il cuore della mostra Tagli d’artista. Muta, altera e ostica, troneggia
nel salone centrale della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e si propone come
occasione di dialogo con le altre opere del museo, in un interessante confronto
con la storia dell’arte del Novecento, in quei peculiari e fondamentali
passaggi che si caratterizzarono come “sfida alla tradizione”.

Sei tagli su un fondo di gesso bianco, ampio più di trenta
metri. Quest’opera costituisce la prima applicazione su scala ambientale della
ricerca spaziale di Fontana. Visibile per la prima volta in Italia, fu commissionata
all’artista dall’amico-ingegnere Antonio Melandri, che la volle realizzare per
il soffitto della sua casa milanese. Un muro diventa il luogo dello spazio e
dell’infinito. I suoi tagli sono segni decisi, nitidi, assoluti. Rompono la
superficie convenzionale. Si proiettano verso uno “spazio altro”, abbandonando
del tutto il metodo prospettico della rappresentazione dello spazio
tridimensionale su un piano bidimensionale.

Buca le superfici, o le taglia. Fontana non ha bisogno di
dipingere. Tanti infatti hanno creduto che volesse “distruggere”. Le sue opere
furono oscurate dalla critica, che le bollò come un gesto estremo di
provocazione, l’ennesimo dopo le avanguardie. Invece stava preparando la
svolta: quello che sembrava un “taglio” con il passato era in realtà un ponte
verso il futuro e verso un modo nuovo di concepire l’arte.

Il percorso espositivo, breve ma complesso, tocca tutto il
XX secolo. Come spiega Maria Vittoria Marini Clarelli nella nota in catalogo, non
intende essere una mera ricostruzione storica degli influssi subiti ed
esercitati dai Tagli di Fontana, quanto piuttosto un tentativo di spiegare perché quella
violazione perentoria e semplice della bidimensionalità sia diventata, a un
certo punto, necessaria per guardare oltre la tradizione.

Il percorso parte da lontano: con Le tre età di Gustav Klimt che, con il fondo oro, torna alla
preziosità iconica dei bizantini e annulla lo spazio. C’è Balla che, dall’ultima opera
divisionista (Villa Borghese, Parco dei Daini, 1910) passa al Futurismo,
rinunciando alla figurazione per una sintesi di forma e colore. Ritroviamo Adolfo
Wildt
, Boccioni, le severe composizioni di Mondrian, l’introspezione di Giacometti, la costruzione-collage di Kurt
Schwitters
e lo
sfondamento della materia di Moore.

Nella seconda sala spicca il bianco delle opere di Piero Manzoni e incuriosisce il suo blu cobalto
in Acrhrome-lana di vetro (1961), entrambe testimonianze della sperimentazione di
materiali diversi. Ennesima è l’opera in cui si palesa la ricerca concettuale di Giulio Paolini, ma non mancano Accardi, Burri, Calder, Castellani, Festa, Klein, Kounellis, Lo Savio, Martini, Mochetti, Pascali e Turcato.

Eredità dell’avanguardia, esperienza informale e
concettuale. Davvero, qui, tradizione e fare artistico si mettono in
discussione.

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alla Fondazione Pomodoro

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mostra visitata il 1° luglio 2010


dal 15 maggio 2010 al 7 gennaio 2011

Tagli
d’artista: una storia lunga un secolo

a cura di Livia Velani

GNAM – Galleria Nazionale
d’Arte Moderna

Viale
delle Belle Arti, 131 (zona Parioli) – 00196 Roma

Orario:
da martedì a domenica ore 8.30-19.30 (la biglietteria chiude alle ore 18.45)

Ingresso:
intero € 10; ridotto € 8

Catalogo
Electa

Info:
tel. +39 0632298221; fax +39 063221579;
gnam@arti.beniculturali.it; www.gnam.beniculturali.it

[exibart]

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