Se ad Erwin Wurm basta e avanza quella che Danilo Eccher ha ribattezzato “la hall”, il resto dell’ex birreria Peroni è appannaggio di un’altra delle strane coppie made in Macro: Gianni Dessì (Roma, 1955; vive a Roma) e Leandro Erlich (Buenos Aires, 1973; vive tra Parigi e Buenos Aires). Figura di spicco, il primo, della cosiddetta Scuola di S. Lorenzo (terzo omaggio in tre anni); giovane giramondo il secondo –sorta di Sislej Xhafa d’oltreoceano, artista col quale condivide una medesima poetica del prestissimo–, già protagonista di più d’un passaggio sui palcoscenici internazionali che contano.
La tentazione, in sede di resoconto, è quella di votarsi al comodo taglio della recensione double face. Parlare, cioè, ora dell’uno ora dell’altro, in due step, senza riferire in alcun modo dell’evento in sé, come se ordinare una mostra a due non significhi, anche per un museo, arrischiare una vera e propria doppia personale; come se, nel merito, quella di/su Dessì non fosse un curioso ibrido (appunto: è una mostra di o una mostra su?) che, pur ostentando il passo lento dell’antologica, tuttavia intende rivendicare la flagranza –l’affondo– della personale secca (i lavori sono quasi tutti recenti, ma quel quasi da riferirsi a tre opere datate 1999, 1988 e 1980 disturba non poco).
E allora non ci si provi nemmeno, come da copione, a rendere conto dei perché di un accostamento che, invece, ironia della sorte, avrebbe dato buoni e sorprendenti frutti se solo si fosse optato per un’impostazione dialogica serrata e, soprattutto, inter pares, magari imperniando il tutto su una comune indagine sullo scarto percettivo, centrale nel lavoro di entrambi. Senza indulgere in velleità celebrative che per un artista appena cinquantenne e chiamato al confronto appaiono francamente incomprensibili.
A chi tocca, dunque? Al primo in ordine di apparizione, Leandro Erlich, che sbarca in Europa –questa la sua prima personale nel vecchio continente– con tre installazioni ambientali, più la documentazione di un lavoro presentato nel 2004 (Bâtiment) durante la parigina Nuit blanche. I suoi sono attraversamenti quotidiani in cui si annida uno schietto –e svelto– perturbante architettonico, stazioni di un luna park degli inganni che cita Bruce Nauman e René Magritte (quella del bagno è quasi la trasposizione di un dipinto del ’37, La reproduction interdite) senza riparare nelle (comode) sabbie mobili dell’intellettualismo. In mostra, anzitutto, The Staircase, nientemeno che una tromba delle scale distesa su un fianco, relitto da scandagliare passo passo e insieme mise en abîme da gustare a distanza. A seguire, in un’altra sala, Broken Glass #1 e Doors: una toilette minima dove è lo specchio sovrastante il lavandino a rivelarsi presenza soltanto supposta e, a strettissimo giro, una sequenza di porte chiuse da cui filtra una luce che appare naturale ma che, al contrario, non sta nemmeno aldilà di esse.
Quattro sale quattro, come accennato, spettano invece a Gianni Dessì, il cui disseminare punti di vista, pur convocando geometria e simbolo (e, ovviamente, colore) nel solco di una direttrice orfico-cosmicheggiante Lo Savio-Kandinskij, non disdegna continui allunaggi informel. Molti combine painting –recentissimi quelli su vetroresina– più una felice installazione scultorea (Tre) e una vera e propria Camera Picta (di fatto il remake di quella concepita per Edicola Notte nel 1991), a intessere con l’osservatore una (lunga) conversazione fatta di aggetti e posizionamenti che, anch’essi, descrivono il sempiterno problema del ma tu guarda.
pericle guaglianone
mostra visitata il 2 febbraio 2006
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e bravo pericle... che dice e non dice...
comunque si tratta di una nuova materia universitaria:"Fenomenologia degli Accostamenti di Eccher al Macro"
sORPRENDENTE E BRAVO LEANDRO ERLICH!
Sarà, me dell'articolo ho capito veramente poco.... e ho visto la mostra!
E' vero.... bravo Pericle.
dessi veramente orrendo!veramente senza parole
A chi piace Erlich consiglio pure di farsi un giro a gardaland o magari disneyworld (cosi' se ne va piu' lontano)... Ricordate Pascali? Erlich no. Leandro Pixar Erlich, da portarci i bimbi e rompersi i coglioni.
Erlich spiazza, realizza installazioni tecnicamente semplici ma di grandissimo impatto...veramente tosto!
Sorpresa, divertita e colpita dagli illusionismi di Erlich, meno dagli ennesimi combine paiting di Dessì... purtroppo la parte riguardante l'artista argentino è abbastanza esigua e l'opera spesso citata "The swimming Pool" assente.