Categorie: roma

fino al 7.VI.2008 | Carla Mattii | Roma, Unosunove

di - 28 Maggio 2008
Un po’ laboratorio, un po’ serra: così appare la galleria in occasione della prima personale romana di Carla Mattii (Fermo 1971; vive a Milano). L’artista ha esposto più volte nella Capitale, dopo la Quadriennale del ‘96, e anche in questo stesso spazio dove, nel 2005, ha partecipato alla collettiva con Isca Greenfield-Sander e Silvia Zotta.
Il coinvolgimento sensoriale è assicurato -visivo, sonoro e olfattivo- sempre però in bilico tra verità e finzione, a partire dal titolo della mostra, Rumore bianco, che per l’appunto si fa contenitore di significati diversi: dalle frequenze acustiche allo spettro luminoso, dal rumore della pioggia ai pixel della fotografia digitale. Mattii si avvicina, entra nella natura indagando, attraverso i meccanismi della manipolazione, virtuali e non, i processi artificiali della natura stessa. Il risultato è un ibrido ignoto. Non c’è critica nel suo lavoro, piuttosto piena consapevolezza della realtà attuale.
Type Theory si presenta come un giardino-laboratorio popolato di fiori inesistenti in natura. La scelta del bianco è determinante, perché essendo un non-colore neutralizza con il suo anonimato una peculiarità dei fiori: il cromatismo. In questo suo elaborato processo, l’artista parte da venti specie botaniche e, dopo averle scansionate in 3d, cambia l’ordine naturale di petali, pistilli, bulbi, foglie e steli, ottenendo combinazioni imprevedibili. In fondo, anche “Goethe parlava di Urpflanze, ovvero di una sorta di pianta base riproducibile nelle sue svariate metamorfosi”, spiega.

In questo caso il prototipo si moltiplica assumendo aspetti nuovi. Dal virtuale si passa alla scultura attraverso l’impiego di polvere di nylon sinterizzato che dà vita a un corpo solido. Un processo di prototipazione rapida di largo uso in ambito industriale. L’opera finale è un esercizio di modellismo in cui “l’impianto cartesiano dei kit, con la sua grammatica ortogonale, ha imbrigliato il caos apparente degli organismi naturali in una sorta di erbario cristallizzato, degno di una wunderkammern rinascimentale”, afferma Ivan Quaroni in Secondo Natura.
L’odore della terra bagnata, insieme al suono della pioggia, sono ricreati artificialmente in Waiting for the Rain. La grande zolla di terra marrone è proprio vera, come le piante verdi che vi crescono. Piante che si nutrono d’acqua sotto forma di umidità, motivo per cui Mattii ha progettato un apposito strumento collegato a un sensore -il Rainstick– che si ispira al “bastone della pioggia”, strumento sudamericano musicale e religioso utilizzato nelle cerimonie, che si aziona quando scende il livello dell’umidità. È il momento in cui l’asta di ferro e plexiglas si agita e le palline di plastica al suo interno, sbattendo fra loro, creano una “melodia uggiosa”. Contemporaneamente si espande l’odore del dopo-pioggia, ricreato artificialmente.

Il confine tra verità e finzione è veramente sottile, spesso impercettibile, ci mette in guardia l’artista; quanto quello della bellezza naturale, che basta poco a far scivolare nella mostruosità.

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manuela de leonardis
mostra visitata il 29 aprile 2008


dal 29 aprile al 7 giugno 2008
Carla Mattii – Rumore Bianco
Unosunove Arte Contemporanea – Palazzo Santacroce
Via degli Specchi, 20 (zona largo Argentina) – 00186 Roma
Orario: da martedì a venerdì ore 10-20; sabato ore 12-20
Info: tel. +39 0697613696; fax +39 0697613810; gallery@unosunove.com; www.unosunove.com

[exibart]

Nata a Roma nel 1966, è storica e critica d’arte, giornalista e curatrice indipendente. Con Postcart ha pubblicato A tu per tu con i grandi fotografi - Vol. I (2011), A tu per tu con i grandi fotografi e videoartisti - Vol. II (2012); A tu per tu con gli artisti che usano la fotografia - Vol. III (2013); A tu per tu – Fotografi a confronto – Vol. IV (2017); Cake. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente (2013), progetto a sostegno di Bait al Karama Women Center, Nablus (Palestina). E’ autrice anche Taccuino Sannita. Ricette molisane degli anni Venti (ali&no, 2015) e Isernia. L’altra memoria – Dall’archivio privato della famiglia De Leonardis alla Biblioteca comunale “Michele Romano” (Volturnia, 2017).

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