È una mostra itinerante e dall’approccio tematico quella dedicata al pittore Alessandro Poma (Biella, 1874 – Courmayeur, 1960). Un evento che tocca le località più care all’artista, proponendo, di volta in volta, le vedute paesaggistiche che ritraggono lo stesso luogo espositivo. È successo a Courmayeur, succederà a Piano di Sorrento. “Pezzo forte” della mostra in corso al museo romano sono dunque le 15 vedute di Villa Borghese, dove Poma ebbe modo di soggiornare a partire dal 1901. A queste si accompagnano altre quattro sezioni che propongono raggruppamenti tematici delle opere, scelta probabilmente obbligata -a causa della datazione quasi sempre sconosciuta- ma sicuramente suggestiva.
È utile a questo punto spendere due parole sul personaggio, la cui biografia è ricca di aneddoti che lo presentano come figura sui generis nel panorama artistico italiano di inizio secolo. Secondo il racconto di Maurizio Calvesi, la scelta del 1910 di abbandonare l’attività espositiva è dovuta ad un errore del re Vittorio Emanuele III, che aveva scambiato le sue opere con quelle di un altro artista. Da quel momento Poma si dedica alla pittura solo in privato, privilegiando la scelta del paesaggio e la tecnica del pastello. L’accostamento delle montagne di Courmayeur con i tramonti della costiera sorrentina serve a mostrare l’importanza data dall’artista agli effetti della luce e al gioco dei riflessi nascenti sulla neve e sull’acqua. Un altro aneddoto racconta di come l’artista imponesse il silenzio nella Villa Maresca di Piano di Sorrento, per potersi concentrare sul momento del tramonto, di cui in mostra sono presenti vari esempi. La scelta del pastello, che inevitabilmente fa pensare a Degas e De Nittis, è in realtà solo la tecnica più congeniale per cogliere con immediatezza la forza dell’hic et nunc, l’essenza dell’istante.
Così, ai paesaggi tranquilli movimentati dal vento e privi della presenza umana, seguono le vedute di Ostia e le rovine antiche, i cigni e i cavalli, le farfalle e le genziane. Le tonalità cromatiche variano, dagli azzurri molto accesi alla bicromia di alcuni acquerelli (Fontana dei cavalli marini). Dalle vedute frontali a quelle di scorcio le prospettive cambiano, testimonianza dell’adozione del mezzo fotografico come strumento di indagine.
La sezione più interessante è, probabilmente, proprio quella dedicata alla Villa Borghese. Accanto alle opere, le finestre si aprono sul parco, mostrando dal vero gli scenari dipinti. Lavori come il Tempietto di Diana trasformano gli alberi in vere e proprie quinte scenografiche, che incorniciano i luoghi delle lunghe passeggiate dell’artista. Nella serie dedicata agli alberi nella stagione autunnale si legge poi un tipo di linguaggio diverso, con schizzi di colore che abbandonano la figurazione per lasciar spazio a composizioni astratte, ancor più immediate. Emerge una sensibilità diversa, ma sempre legata alle percezioni personali, che fa di quest’artista un singolare sperimentatore, seppur lontano dai circuiti dell’arte.
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www.alessandro-poma.it
alessandra troncone
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