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fino al 9.XII.2001 | Frida Kahlo e le vie maestre dell’arte moderna messicana | Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna

di - 27 Novembre 2001

Un’opera significativa che racchiude l’affascinante poetica di una donna attiva in un paese, il Messico, lontano dagli sviluppi artistici dell’Europa della prima metà del XX secolo contraddistinta da movimenti avanguardisti.
E’ con il muralismo, sviluppatosi tra gli anni Venti e Trenta, che il Messico conobbe un periodo di grande rinnovamento della storia dell’arte, grazie all’impegno di alcuni artisti che divennero divulgatori del nuovo messaggio rigeneratore della società postrivoluzionaria. Tale movimento, però, non fu l’unico a generare il clima di grande rivoluzione ideologica e culturale; altre forme di sperimentazione, raccolte sotto organizzazioni collettive, caratterizzarono la rinascenza messicana documentata nella sua eterogeneità, per la prima volta a Roma, dalla presenza di indicativi artisti del periodo, tra cui emerge la personalità di Frida Kahlo. Essenziale, per comprendere al meglio la sua opera, fare riferimento alle ultime pagine del diario nel quale l’artista era solita annotare la sua tormentata e triste vita; l’angelo nero della morte è accompagnato da una frase rivolta ad un suo amico: “spero che l’uscita sarà allegra – e spero di non tornare mai”. Con queste parole Frida Kahlo riassume i suoi turbamenti aggravati da dolorosi accadimenti come l’aborto avvenuto nel 1932 (nel 1929 si sposa con Diego Rivera), dal quale nasce il suggestivo dipinto “Henry Ford Hospital” in cui la drammaticità dell’evento è accentuata dai rimandi strutturali delle opere votive in cui tele di piccole dimensioni sono dipinte con colori ad olio su metallo con al centro la disgrazia: l’artista giace in un letto d’ospedale (da cui l’opera prende il nome) davanti ad un’ampia pianura con lo sfondo di una città industriale adeguata ad accentuare la sua desolazione per la perdita del figlio. Continuando nell’esposizione un’altra coinvolgente opera “La mia balia e io” (1937) esprime una sensazione di paura e solitudine dovute dopo lo stato di abbandono provato dall’artista quando all’età di undici mesi, dopo la nascita della sorella, venne allontanata dalla madre e affidata ad una balia: quest’ultima è rappresentata con una maschera nera dall’espressione arcigna che, con un abbraccio simbolico ma non affettuoso, tiene sulle gambe la piccola Frida con la bocca aperta che prende il latte. Con questo atteggiamento rimandi simbolici fanno riferimento all’avidità spirituale della sua vita adulta. Queste e altre opere di grande valenza simbolica e complessità strutturale, descrivono la vita di un’artista appartenente ad una nazione, il Messico, di una forte identità culturale a volte dimenticata.

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simona cresci
mostra vista il 20.XI.2001


Frida Kahlo e le vie maestre dell’arte moderna messicana
Galleria Nazionale d’Arte Moderna Viale delle Belle Arti 131
mar_dom 8.30/19.30 ch lun 0632334000 – 063241000
ingresso intero L12.000
catalogo Edizioni SACS


[exibart]

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  • Ho visto la mostra su Frida Kahlo a Venezia,alla Fondazione Bevilacqua La Masa. Unica! E' la pittrice che sento piu' vicina al mio essere ed è un "personaggio" che avrei voluto conoscere!!! Una maestra, di vita, di stile e di pittura, per me!

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