Figlia d’arte, complicata quanto creativa, Francesca Woodman nacque a Denver nel 1958 e morì, suicida, nel 1981. Nell’arco che contiene queste coordinate, in 23 anni, l’artista ha attraversato i sentieri di un immaginario visivo del tutto particolare.
L’amore per il simbolismo, il barocco, le immagini surreali, furono la base sulla quale, una volta arrivata in Italia, nel 1977 per seguire i corsi europei della Rhode Island School of Design, innestò scene ricche di sensualità, mistero e decadenza. L’Accademia Americana le dedica un’esposizione particolare, con fotografie provenienti dalla collezione di Sloan Keck, sua compagna di studi, amica e modella, presente anche in quei memorabili e prolifici anni romani. In molte opere esposte ricorrono come soggetti la modella e/o l’artista stessa, impegnate spesso in pose sensuali, misteriose.
È il gioco del nascondimento, dagli altri e da sé stessi, come in Untitled (Being Francesca), 1975-76. E poi l’ossessione del corpo: nudo, abbandonato, fragile ed esposto al tempo e allo spazio che lo opprimono (Skull shirt, 1975-76). La sessualità arcaica e sofisticata, nella serie di Fish Calendar – six days, del 1977 o Untitled (Eel) (1977-78), ricca di simboli primordiali e dove la forza di eros si accorda con quella di thànatos.
Nelle immagini di amicizia con Sloan, nella ricerca e nella paura di definire la propria identità, esplode l’adolescenza. Nella raccolta, interessantissima e tutta da leggere, delle lettere a galleristi e amici si intravede la profondità, l’età adulta alla quale la Woodman, tragicamente, rifiuterà di approdare.
Sloan Keck, nell’intervista che la curatrice Elizabeth Janus le dedica, definisce la Woodman giovane, sì, ma abbastanza matura nell’abilità di utilizzare la luce, lo spazio, le forme e combinare queste variabili in immagini vintage. Ovvero, definendosi nata nel periodo sbagliato, si immerse nella ricostruzione di scenari da primo Novecento, un rigoroso bianco e nero, atmosfere che ricordano l’ultimo Bonnard, dove il tempo sembra solo apparentemente sospeso ma in realtà sta per divorare malinconicamente tutto. Proprio come la sua giovane ma straordinaria esistenza.
articoli correlati
Geografie emotive
Francesca Woodman – fotografie
cristina del ferraro
mostra visitata il 25 febbraio 2006
Con “Boulder”, la Galleria Michela Rizzo saluta la storica sede alla Giudecca: un’esposizione corale che riflette su natura, tempo e…
Affermatasi sul mercato negli anni Settanta come un punto di riferimento per il moderno, nella sede di via dell’Orso la…
A Bolzano, TOUTITÉ – ILIAZD Lo Studio della Forma è la prima retrospettiva italiana dedicata al poeta, designer e editore…
Linda Karshan al Palazzo della Cancelleria Apostolica omaggia Roma con opere in cui misura, movimento e umanesimo si intrecciano
Una nuova sessione di vendite interamente dedicate al lusso, tra orologi rari e gioielli. Incluso un Jaeger-LeCoultre "Art Déco" da…
Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…
Visualizza commenti
a quando un'altra francesca woodman?
a quando una vera di nuovo?