Poste una accanto all’altra formano un racconto, esaminate una ad una sono frammenti di quella storia che si vede, perché resta indissolubilmente legate ad un’immagine.
Sono 35.000 fotografie, quelle che compongono il fondo conservato presso il Museo del Risorgimento di Roma: sono raccolte in appositi contenitori in legno, se si tratta dei particolari formati detti carte de visite (fotografie applicate su cartoncino delle dimensioni di un biglietto da visita) o in grandi album; poi ci sono centinaia di negativi su vetro: risalgono agli anni del primo conflitto mondiale e sono un “territorio” quasi inesplorato perché di alcuni di questi non esiste neanche una stampa in positivo. Un intervento di restauro diversificato ha restituito integrità alle lacune, consolidato rilegature e pagine degli album, permesso il recupero di alcuni esemplari singoli (dagherrotipi, carte de visite): fino al 3 marzo 2002, una selezione delle foto della collezione è proposta all’attenzione del pubblico, un allestimento mostra come “vedere la storia”, leggendo attraverso la testimonianza dei fatti (e si tratta di un arco cronologico densissimo di eventi, da poco prima dell’unità di Italia, fino al trasporto della salma del Milite Ignoto, nel 1921) anche l’evolversi delle tecniche, i cambiamenti del gusto, la varietà degli intenti.
Otto sezioni e un filmato fornito dall’Istituto Luce, appositamente restaurato e rimontato: si tratta di immagini rare, in alcuni casi inedite suddivise in un percorso espositivo che è conservazione della memoria, indagine e scoperta; c’è la suggestione del bianco e nero, i ritratti mutuati dalla tradizione della pittura, le sequenze “in posa”, per evocare – ma sembrano foto di scena – la fuga di Felice Orsini, poi le foto dal fronte, il reportage che segue il trasporto del Milite Ignoto e la prima cerimonia che celebra il lutto collettivo fino alla sorpresa delle “Visioni di Oriente”, dove le immagini di Cina, Giappone, Corea sono evocano il mondo a due dimensioni delle stampe su carta di riso, complice il colore. Sono colorate a mano, a tinte piatte: a guardarle, in modo inaspettato, viene in mente una serigrafia di Andy Warhol .
maria cristina bastante
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