Questa è la prima edizione del Festival di Palazzo Venezia. Da dove nasce l’idea?
L’idea mi è venuta dopo esser stato invitato a partecipare –come autore- ai festival di Asolo e Montreal.
Perché organizzare una kermesse interamente dedicata ai documentari d’arte?
Ho constatato che una grande città come Roma -e quindi un grande pubblico, anche numericamente parlando- avesse i requisiti, meritasse addirittura, di poter guardare attraverso una finestra lo sterminato panorama della produzione audiovisiva sull’arte.
L’obiettivo della manifestazione è doppio: da un lato quello di informare il pubblico – specialmente con la rassegna in concorso– su come si evolve la documentaristica in tutto il mondo rispetto alla diffusione audiovisiva dell’arte; dall’altro lato l’idea di ripercorrere -con una serie di rassegne collaterali- un po’ la storia del documentario d’arte che ormai in molti casi è un vero e proprio documento d’arte…
La manifestazione avrà diverse sedi, quasi un percorso attraverso il centro storico della capitale…
La scelta è stata effettuata prima di tutto contando sulla disponibilità di Claudio Strinati (Soprintendente per il Polo Museale Romano, n.d.r). Quindi ecco Palazzo Venezia che è un po’ il centro motore del nostro festival e poi Palazzo Firenze, sede della Società Dante Alighieri -storico baluardo della cultura italiana nel mondo- dove racconteremo le storie della grande architettura. Inoltre volevamo utilizzare un cinema, perché alcune cose che proiettiamo sono in pellicola, provenienti dall’Archivio di Stato, da qui la scelta del Metropolitan: una sala storica -a Via del Corso- che tutti ben conoscono.
Last but not least, l’Aula Giubileo a Porta Castello dove ospitiamo una bellissima rassegna tratta dallo sterminato repertorio della Rai Tv per la prima volta compendiato ed ordinato attraverso un’opportuna campionatura dal 1958 ad oggi.
A proposito del programma, davvero vasto con oltre 300 film: quali potrebbero essere i momenti di maggiore interesse?
Il momento di maggior interesse del Festival… è il Festival stesso, ovvero la possibilità di vedere 300 e più nuovi film. Non mi sento onestamente di fare una graduatoria. Ci sono -nelle varie sezioni in concorso- noiossimi e sublimi film sovietici, elettrici e stupidissimi film di sperimentatori. Tutti, però, ciascuno a suo modo, concorrono a determinare una volontà produttiva, uno spirito. Una fiammella di creatività, direi. Con la quale l’Italia ha bisogno, necessità di confrontarsi.
Su quale tipo di pubblico puntate. Quale è il vostro target?
Raccontiamo storie di uomini, il nostro target non è tanto un pubblico. La nostra convinzione è che -superata la diffidenza ed i luoghi comuni- questi film siano per tutti.
Parliamo dell’organizzazione del Festival. Chi lo promuove, chi lo organizza? Con quale tipo di supporto istituzionale?
Il Festival viene promosso da una società non a fini di lucro che si chiama DOC FEST che intende proporsi come un vero e proprio servizio pubblico attraverso l’attivazione di più festival a tema organizzati sul territorio nazionale (Caserta, Bologna, Brindisi).
Abbiamo trovato un immediato riscontro istituzionale nella Regione Lazio la Provincia e il Comune di Roma e questo ci fa ben sperare per poter dare annualità al nostro festival, cosa assolutamente necessaria perché un’iniziativa di questo tipo possa ampliarsi e svilupparsi nel dovuto modo.
Il festival prevede anche un progetto a lungo termine. L’idea di creare un vero e proprio archivio…
L’archivio è un po’ una nostra piccola fissa. Abbiamo chiesto a tutti i partecipanti al Festival di lasciare una copia professionale presso i nostri archivi. Tale copia verrà trasformata in dvd e quindi speriamo presto, anzi prestissimo, di far nascere una cineteca del Festival. Che sarà consultabile per tutti e –soprattutto- sarà esportabile, speriamo attraverso una miriade di manifestazioni a tema. Piccole e grandi.
a cura di massimiliano tonelli
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