Custodite entro teche di plexiglas, sono fedeli riproduzioni delle tante torri e castelli disseminati nel territorio isolano, ad iniziare dalla reggia nuragica fino ad arrivare al castrum medievale e finire con le torri d’avvistamento del periodo spagnolo e sabaudo.
Ognuno dei modelli realizzati in scala è la sapiente ricostruzione filologica di quei ruderi spesso in stato d’abbandono che grazie a lunghe ed approfondite ricerche hanno riacquistato la loro struttura originale. Dotati di ogni piccolo dettaglio, inerente anche allo svolgimento della vita militare, gli splendidi modelli sono stati realizzati con i materiali più simili agli originali. Non mancano la vegetazione circostante, la resa di uniformi ed armi legate all’epoca in cui le strutture difensive erano in funzione, oltre a ponti levatoi, porte e saracinesche completamente mobili.
Allestita, non a caso, nell’ex caserma San Carlo, l’esposizione prende avvio con la riproduzione di una tipica reggia nuragica, dotata di capanne attigue e d’ogni attrezzo utile alla vita del tempo. Segue la ricostruzione del Castello di Sanluri, edificato nel XIII secolo, unico esempio di fortificazione dell’epoca che si conservi in buone condizioni. Degne d’attenzione sono anche le piccole ricostruzioni della Grotta della Viperae le ambientazioni che ripercorrono il periodo giudicale.
La ricostruzione della chiesetta agreste di Sant’Elia, della quale oggi è evidente il solo tracciato perimetrale, conduce alla serie di torri difensive costruite durante l’amministrazione spagnola. La Torre di guardia di Sant’Elia, denominata anche Torre del Prezzemolo, collegata in origine a quella di Capo Boi, la Torre di Villasimiu a Capo Carbonara, e quella dell’Isola di Serpentara edificata tra il 1599 e il 1607.
I bozzetti d’armi ed uniformi delle truppe regie del XVIII secolo introducono le torri e le fortificazioni del periodo sabaudo iniziando dalla Torre della Zavorra seguita da quella di Monte Linas, il cui impianto tardomedievale è l’unico esempio a pianta quadrata che si sviluppa su tre piani. Concludono l’esposizione la ricostruzione del Forte de Su Pisu nel quale un piccolo baluardo sardo si difese in conseguenza all’incursione barbaresca a Sant’Antioco nell’ottobre del 1815 e della quale è stata ricostruita fedelmente la battaglia.
La finalità del neonato museo è quella divulgare l’importanza di questo patrimonio storico-artistico, che tanto ha significato per la Sardegna, fin dagli albori meta prediletta d’incursioni d’ogni popolo, e il cui grave stato di degrado, di gran parte dei siti, dovrebbe a maggior ragione stimolarne la valorizzazione e il recupero.
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