E’ grazie alla neonata Fondazione Logudoro Meilogu, insediatasi a Banari nelle sale di una costruzione civile del XIII secolo, che sarà possibile ammirare parte della produzione ultima di Enrico Baj; l’artista milanese affronta temi apocalittici incentrati sull’inarrestabile crescita della popolazione mondiale e sulle conseguenze che l’umanità dovrà subire dopo gli abusi a discapito della natura.
Realizzata ad acrilico con interpolazioni di collages, l’opera è costituita da 30 pannelli, ognuno dei quali è stato concepito come un’opera a sé stante, ma che, riuniti a formare un’unica superficie, ricostruiscono un imponente puzzle.
I personaggi che popolano l’universo visionario di Baj sono ammassati e compressi all’interno di ogni pannello, ritratti immobili e inerti, inconsapevoli della catastrofe alla quale sono destinati.
E’ palese la polemica contro lo scempio tecnologico, tematica cara all’artista, di stampo filosofico più che morale, e che riprenderà nelle altre tre grandi serie, realizzate tra il 1989 e il 1990, i cui titoli sottolineano, appunto, l’irrefrenabile incremento demografico: Sette miliardi per il Duemila, Nove miliardi per il Duemilaventi, Quindici miliardi per il Duemilacinquanta. L’assemblaggio di diversi materiali, quali falsi gioielli, passamanerie e insegne militari, sono i caratteri che contraddistinguono i quattro cicli pittorici, accompagnati dal vigore della pennellata e dai cromatismi contrastanti dati per colori puri, il tutto per dare inizio al grande “teatrino dei mutanti”.
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Mi pare che in questa mostra siano esposte opere che leggermente si distaccano da quella che è considerata la produzione stereotipa del maestro. Mi sbaglio?
Enrico Baj mi colpisce per il suo tema apocalisse, causata dalla crescita della popolazione mondiale e dagli abusi a discapito della natura.
I personaggi ritratti ammassati e compressi in ogni pannello, anche se ritratti immobili e inerti, sono a mio giudizio molto espressivi.
Il tema molto interessante ed attuale, mette in risalto il suo interesse per i problemi sociali, quindi la sua interiorità viva e partecipe ai problemi della società.
Ciò che più mi piace è il suo genere di pittura, i suoi colori stupendi, colori puri ma con cromatismi contrastanti. Pittore degno di nota e di lode.
Per Kafiero
se ti riferisci alla tematica è fin dagli anni '50, con il Movimento Nucleare, che Baj affronta provocatoriamente il rapporto fra tecnologia e arte; a livello stilistico non ho avuto l'impressione che si discosti dalla consueta produzione, i ritratti - fondamentali nell'opera de maestro perchè ritenuti piena espressione della comunicazione - non si differenziano dai "Generali", così come l'applicazione di materiali, ho riscontrato invece, rispetto alle precedenti opere, un certo dinamismo voluto probabilmente per porre in continuità ogni ritratto del "puzzle" e sottolinearne l'affollamento.
a me pare paccottiglia...
Le opere di Baj hanno un fascino tutto particolare,partendo da quelle nucleari , ai primi collages,alle stupende montagne ed ultracorpi(ove meglio è apprezzabile la stretto rapporto con la pittura di Asger Jorn), agli specchi, alle modificazioni, per poi passare ai generali e dame,ai mobili, ai grandi collages,ai meccano,alle plastiche, ed infine tra le tante altre stupende opere alla sublime Apocalisse.
Onori al grande Baj, oggettivamente uno dei piu' grandi artisti italiani contemporanei.