Due esseri viventi che camminano insieme, sono destinati col tempo a continuare il viaggio da soli. E’ il cosiddetto percorso poetico che si alterna ai percorsi in bicicletta vissuti in un viaggio verso Berchidda e ai mille occhi che circondano l’esistenza, presenze costanti, né animali né uomini, che ci guardano dall’alto, ci osservano e magari vegliano su di noi. E’ così che nasce e si sviluppa, attraverso una miriade di simbologie, il “viaggio infinito” di Federico Carta, un artista che ha fatto strada “nella strada”, che ha trovato nella strada la sua filosofia, il suo stile. Le tematiche che l’artista ha voluto proporre nella mostra dal titolo Perché parla è pazzo s’incontrano come in un vortice onirico nelle quindici opere di vario formato. Sono lavori ispirati alla vita di ogni giorno e in particolare a tutto quello che l’artista vede, sogna e vive percorrendo “Un viaggio nell’inconscio che si sgretola di fronte alla grandezza del viaggio stesso” (Alberto Lorrai).
La tecnica esecutiva, che mescola elementi di varia provenienza stilistica, riconduce senz’altro alla più recente street art, in altre parole ad un primitivismo di forte connotazione metropolitana, mentre, nel principio di sovrapposizione degli strati, non passa inosservata l’arte informale degli anni ’60. Quando Carta si cimentava nell’esecuzione dei graffiti sui muri delle città i suoi strumenti di lavoro erano le bombolette e i pennelli. Oggi alle grandi pareti o ai muri sgretolati, preferisce supporti meno ingombranti quali il legno, i cerchioni delle biciclette o la carta per avvolgere gli alimenti. In tutti i casi, materiale riciclato o raccolto dalla strada e in evidente stato di degrado.
Le sovrapposizioni di giallo, rosso, arancione e bianco, visibili in alcuni lavori in mostra, conferiscono alla pittura un carattere materico, reso ancora più evidente dalla scanalatura delle superfici prodotta dall’uso di cacciaviti. In altri casi, invece, la tecnica di cui l’artista si è servito per ricavare ed evidenziare le figure, è quella del getto d’acqua o della spazzolatura con l’ausilio degli stracci. Il nero di lavagna prende il sopravvento nei tre graffiti su carta a sfondo nero, mentre, in Amore verso il mondo è la forma del supporto, il cerchione di bicicletta, a dare quel tocco di originalità ai lavori realizzati sempre su fondo nero. Cambia ancora il materiale nella serie intitolata Mi sembrano della notte, dove l’artista si è servito del legno dipinto, nero lucido smaltato e nero acrilico per sperimentare la tecnica usata già su carta. Infine, porta foto e strutture in legno trovate casualmente hanno spinto Federico ad abbandonare per un momento la carta, cimentandosi in opere di medio e grande formato, caratteristiche per i cromatismi accesi, gialli e rossi.
erica olmetto
mostra vista il 4 luglio
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