Bizzarre forme quelle di Marras, animali fantastici che, levigatissimi, nascono da dure essenze di legni: ginepro, erica, leccio; popolando mondi surreali fuori dal tempo. Un immaginario che non proviene dal mondo oggettivo reale, ma dalla soggettiva creatività marrasiana che trasforma quegli animali in “criadure” e l’artigiano in artista.
Probabili archetipi di questo bestiario si trovano nell’opera di Gonzales e Giacometti, rasserenata però, dall’aspetto ludico di un Depero, adatto più degli altri
È forse a seguito di questa suggestione, che l’opera dell’artista sassarese è stata associata ad un certo repertorio cartunistico targato sol levante. Ma perché, non cercare nella tradizione sarda le origini di questo “bestiario scaleno”? Chi ha una buona conoscenza della cultura isolana comprenderà che è proprio la specificità di questa terra più che le suggestioni nipponiche, ad avere la meglio sull’opera di Marras. Si pensi al ricco repertorio zoomorfo medioevale, presente negli edifici religiosi, ma anche, perché no, alla panificazione tradizionale sarda, che vede in “su Coccoi”,
Piccole e grandi creature, eseguite su durissimi legni di scarto. – Il leccio – dice Marras – non lo prendo mai dalla pianta viva; utilizzo, infatti, solo nodi e radici recuperate qua e la, avvolte vecchissime e bruciacchiate, dalle quali faccio nascere l’animale che in quel momento ho in mente -Abili mani trasformano quelle radici, frutto di una selvaggia madre natura, in “criadure”, capaci di essere primitive e moderne al tempo stesso e capaci, inoltre, per la loro peculiarità, di influenzare il panorama artistico contemporaneo.
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