Negli anni del secondo conflitto mondiale Adalberto Libera (1903-1963), profondamente colpito dalla catastrofe, si chiude in un silenzio di oltre dieci anni nel quale si dedica quasi esclusivamente allo studio delle tipologie abitative la cui produzione negli anni ’50 appare particolarmente intensa. Il centenario della sua nascita diviene oggi un’occasione per analizzare questo periodo, in parte sconosciuto, dove la sperimentazione razionalista cede il passo alla riflessione del rapporto tra architettura e società.
L’esposizione di oltre 600 pezzi, dei quali gran parte inediti, è articolata in due distinte sezioni, la prima attraverso filmati, foto d’epoca e plastici propone una sintesi dell’opera svolta dall’architetto nel periodo tra le due guerre mentre la seconda mira a ricostruire la produzione di Libera nel dopoguerra analizzando in particolar modo i progetti per la città di Cagliari, alla quale era affettivamente legato.
Quando nel 1947 entra a far parte dell’ufficio tecnico dell’I.N.A. Casa, la situazione cagliaritana dopo i bombardamenti si presenta disastrosa. L’intervento di Libera con il progetto della Città-giardino di Via Pessina può essere considerato come uno dei più significativi. Destinato ad impiegati di enti operanti in città e costituito da tre sistemi abitativi, il complesso di alloggi rientra nella ricerca sull’abitazione avviata nel periodo bellico e testimoniata in esposizione da una serie di scritti e pubblicazioni elaborati con l’esperienza dell’I.N.A. Disposte a schiera su quattro piani e innalzate da uno zoccolo litico, le palazzine nella loro sobrietà presentano all’interno soluzioni planimetricamente differenti e all’esterno logge aperte sulla strada tra spazi verdi comuni. Infelice la sorte del Padiglione della Cassa per il Mezzogiorno realizzato nel 1953 per la Fiera, esempio cardine della sua ricerca nel dopoguerra mirata al rapporto tra struttura e forma. Caratterizzata da una vigorosa plasticità, la struttura, costituita in origine da quattro differenti basi sormontate da una copertura con vele piegate in cemento armato, ha subito negli anni ’70 gravi rimaneggiamenti.
Preziosa quindi la documentazione in mostra proveniente dal Centre Pompidou che, oltre a testimoniare le esperienze cagliaritane ed altre importanti opere quali l’Unità d’abitazione del Tuscolano, la sede Dc all’Eur o la cattedrale postuma di La Spezia, rivela lo spirito analitico che anima ogni suo progetto, dallo studio dell’arredamento a quello degli infissi fino ad arrivare alla disposizione degli elettrodomestici. La mostra, che intende diffondere e valorizzare l’opera del grande architetto a Cagliari, rientra in progetto che prevede nel mese di aprile la presentazione di una monografia ed un convegno nel quale saranno chiamati a discutere i maggiori esperti dell’opera di Adalberto Libera.
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