“Così apparvero nella visione i cavalli e i loro cavalieri: indossavano corazze dall’aspetto di fuoco, giacinto e zolfo, mentre le teste dei cavalli somigliavano a quelle dei leoni, dalle loro bocche uscivano fuoco, fumo e zolfo. Da questi tre flagelli che uscivano dalle loro bocche fu sterminata la terza parte degli uomini…” Gli scenari apocalittici evocati da Maria Spissu Nilson vogliono essere un omaggio ad uno dei massimi capolavori dell’arte grafica: la serie di 15 xilografie realizzate da Albrecht Dürer nel 1498 sulla base degli episodi più salienti dell’Apocalisse di S. Giovanni.
Le visioni dell’apostolo in questo frangente si scarnificano, si riducono all’essenzialità della forma, si trasfigurano in drammatici eventi bellici. Intensi rossi scarlatti delle lingue di fuoco che vengono dall’alto ed il catramoso nero del fumo che sale dalla terra, ad avvolgere tutto ciò che incontra, sono i valori cromatici che l’artista utilizza per descrivere gli orrori della nostra epoca che divengono tangibili. Ed ecco che “Il
Ogni tavola è come travolta da un vortice che presagisce il massacro estremo, i mostri blindati invocati dalle avanguardie storiche riecheggiano nell’immaginario collettivo ma stavolta con la consapevolezza di chi ha subito desolazione e sterminio. L’artista impugna la sua sgorbia, che diviene prezioso mezzo atto ad esorcizzare gli orrori che affliggono l’umanità, per incidere violentemente le tavole di legno massello e conferire loro il pathos dei funesti conflitti. “Una volta compiuti i mille anni, satana sarà lasciato libero dal carcere e uscirà ad ingannare le genti dei quattro angoli della terra, cioè Gog e Magog, convocandoli per la guerra, ed il loro numero uguaglierà la rena del mare…”.
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