Oggettivo/soggettivo. Duello tra come ci vedono e come ci vediamo, rappresentazione anatomica del proprio aspetto secondo i criteri della verosimiglianza, della fedeltà oggettiva delle cose… La visione della realtà appare corrotta nell’arte, linguaggio che la storia del Novecento ha reso sempre più soggetto ad interferenze di natura individuale, abituandoci all’introspezione, al complesso gioco dell’interpretazione, anche quando l’artista rappresenta se stesso. Questo genere racconta oltre
‘Quelli del Sottopiano’ hanno deciso di proporsi attraverso sette autoritratti accompagnati da altrettante interpretazioni della propria identità, in questa mostra/presentazione, che sancisce il sodalizio di un nuovo gruppo legato alla galleria di Via Scano. Questa prima esposizione prevede oltre ad una rappresentazione con occhi bocca e quant’altro prescrivono gli studi di mamma accademia, anche la rappresentazione del proprio Spirito necessariamente concettuale ed astratta.
Due opere per ogni artista, due non colori [bianco e nero] a contrasto netto per xilografie, lineoleografie e qualche sfumatura in più per fotoincisioni+acquatinta. Quest’ultima tecnica è quella adottata da Sandro Giordano nel suo ironico autoritratto, nascosto, con gesto infantile, dietro ad una maschera di mani; il suo spirito è invece una gamba scorciata e la pianta di un piede… gusto fetish; a tematica plantare, anche per Franco Casu, mentre l’autoritratto di quest’ultimo è rappresentato da un altro particolare anatomico: bocca mento e narici. La tecnica per entrambi è la medesima: fotoincisione puntasecca e acquatinta. Prepotente e di efficace impatto visivo, il primopiano di Antonio Piras su linoleum; mentre Tonino Mattupropone il suo volto con occhio grande, severo e indagatore, unico
andrea delle case
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