Nove artisti riflettono sull’ambivalente immagine dell’angelo in un’opera di 60×200 cm, nella collettiva ideata da Wanda Nazzari e curata da Roberta Vanali. Tre differenti risposte artistiche alla domanda Dove gli angeli?. Tre differenti modi di meditare su un tema alquanto oscuro: la pittura, figurativa e informale, e la fotografia. Unica la risposta concettuale: non sono le intelligenze separate di cui parla San Tommaso, ma esseri contrastati e pervasi da accese dicotomie. Sono creature ormai terrestri, fatte di spirito e carne. Messaggeri, si, ma portatori di verità non più indiscusse.
Mani-artiglio e segni arcani in uno sfondo verde per Federico Carta, a richiamare la cosmogonia di Klee. Mani sacre, che danno ma prendono, proteggono ma limitano. Sofferente il viaggio verso l’estasi nell’angelo di Beppe Vargiu. Tra terra e stoffa bianca si scorgono le terrene lacerazioni dell’essere, la cui purificazione resta però irrisolta, illuminata da una debole luce di speranza, nell’incisivo linguaggio informale. La poesia accomuna le opere di Monica Solinas e Satoshi Hirose. Un’alta torre gialla, riscaldata dal rosso palpitare della vita per la Solinas, in una visione che ricorda il codice ermetico infantile. Cerchi non chiusi, centro della vita nella simbologia della filosofia zen, ondeggiano azzurri in uno spazio bianco per Hirose, in una enigmatica composizione.
Una carnalità blasfema nell’opera di Simone Dulcis, che mescola l’informale al figurato. Dense pennellate chiare e scure tratteggiano il simbolo della fertilità, il seme, e l’essere da fecondare, la donna. Si moltiplicano, con una resa sempre meno precisa, scorci di nudi femminili che invitano all’unione fisica. Sono angeli erotizzati, pronti a dare e ricevere.
Opere fotografiche invece per Guglielmo Massidda e Stefano Grassi, che entrambi raffigurano angeli caduti. Il primo, un nudo maschile nell’atto di cadere per poi ricomporre le sue armonie, in una frantumazione di spazio e tempo. Un nudo femminile, il secondo, il cui urlo straziante e angoscioso rompe l’incomunicabilità del mondo attuale, a ricordare la dolorosa lontananza dell’uomo dalla natura.
simona serra
mostra visitata il 16 dicembre 2005
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