Un giovane artista alla risoluta ricerca dell’autenticità, un artista-artigiano, che prepara personalmente i supporti e usa unicamente pigmenti puri di terra, miscelati con le proprie mani in ricette arcaiche, dove l’olio si fonde alla trementina e il bianco d’uovo serve a fissare il colore. Segreti tramandati dalla preistoria fino ad oggi, in una Sardegna primitiva e arcana, che Tonino Mattu (Nuoro, 1979) dimostra di conoscere e amare. Silenzi e contrasti di una terra non sempre tragicamente vissuta. Paesaggi chiusi in riquadri smisurati, quasi agorafobici, oppure in spazi limitati ma colmi di significato.
Il senso di Tonino Mattu per…il colore avvolge in suggestioni lente, non sempre percepibili nell’immediato. Si respirano stagioni diverse rappresentate con differenti gradazioni di colore. Viola accesi in Bagliore e Notturno, aranci e terre scure in La fine del giorno, momenti di trapasso dalla nascita alla morte del tempo, o viceversa. Gialli senape in Estate 2004, uno stupefacente deserto tra cielo e terra, per una sensazione di calore vivo e palpitante, interrotto da un orizzonte nero e sfuggente. Vette dai profili geometrici che guardano un cielo azzurro (Inverno 2001), in cui una goccia bianca spezza l’artificio pittorico, segno d’identità dell’autore.
Un cielo chiaro e agghiacciante, morbide montagne e radure ispide, segnate da incisioni sul colore fresco, quasi a suggello della compiutezza dell’opera, in Paesaggio invernale. Argilla densa e scura, che emerge allo sciogliersi dei ghiacci, calda, come il sangue in un corpo senza più vita in La fine dell’inverno in Barbagia. Rappresentazione mentale di una terra drammatica e passionale su un supporto ligneo di eccezionali dimensioni (100×400 cm). E ancora verdi acidi per pianure ampie e velate di aranci crudi in Lido 2004. E poi forse l’opera più bella, Memini, simbolo stesso della memoria, una concentrazione di azzurro, stagliato da una vegetazione scura e inquietante.
Paesaggi silenziosi, dove talvolta gli alberi, tronchi spogli, sono spettatori e simbolo stesso di una condizione umana conflittuale e tragica, di un ineluttabile vivere. Le opere devono essere interamente realizzate dalle mie mani, voglio siano imperiture e completamente autentiche, spiega Mattu.
articoli correlati
Viaggio in fondo al paesaggio
Todo me parece bonito
Incisivamente diversi
simona serra
mostra visitata il 7 aprile 2005
Alla Fondazione Sassi di Matera, una mostra mette in dialogo Salvador Dalí e Alessandro Valeri: due Visioni del Mediterraneo, tra…
Durante la settimana inaugurale della Biennale di Venezia, la camera dell'Hotel Metropole dove Freud scrisse L'interpretazione dei sogni ospiterà una…
Con un progetto pop up di dieci giorni, Spazio Morgagni porta Man Ray in un caratteristico barbiere milanese degli anni…
A cosa pensiamo quando parliamo di “smart agriculture”? L’indagine dell’artista cinese esplora i cambiamenti in atto nel rapporto tra lavoro…
Il Turner Prize 2026 annuncia i quattro finalisti: Simeon Barclay, Kira Freije, Marguerite Humeau e Tanoa Sasraku. La mostra al…
Nella project room della galleria Mondoromulo, a Benevento, una mostra condivisa di Vincenzo D’Argenio e Fabrizio De Cunto affronta il…