Un artigianato, quello isolano, che piace, è di moda, esportato come manufatto di qualità e da sempre riconosciuto come unico per le sue origini antichissime, i temi grafici e i materiali utilizzati. Tradizione tanto forte quanto bisognosa d’essere tutelata, afferma Il Club Unesco di Cagliari attraverso questa mostra, con la formazione di nuove generazioni di artigiani e non ultima la preservazione dei materiali da essa utilizzati.
Trame e orditi preziosissimi sono quelli decorati con la
La manifattura tessile di Tempio è rappresentata attraverso il ricamo della tradizione locale: Punt e nù e punt’a brodu. Il primo esclusivamente geometrico, viene ricamato su trama larga, mentre il secondo, su quella sottile, rigorosamente bianco su bianco.
Di sicuro interesse gli elementi d’arredamento [poltrone e sedie] di Maria Grazia Oppo che reinventa la funzione delle imbarcazioni tradizionali in giunco – Is fassonis -, tipiche dei pescatori dello stagno di S.Giusta. L’artista di Ghilarza utilizza un elemento che viene dalla tradizione dei palamitai del Sinis, la cui testimonianza più antica, oggi conosciuta, è del 1616, ma è facilmente intuibile che l’origine di quest’imbarcazione sia assai più remota [non fosse altro per le similitudini con le imbarcazioni egiziane a fasci di papiro, o quelle di altre zone del Mediterraneo]. La Oppo, dicevo, realizza una sintesi tesa al nuovo, capace tuttavia di recuperare suggestioni formali dal passato, rielaborando e riutilizzando un elemento che da strumento di lavoro diventa strumento da riposo. Intrecci di giunco e ferro nero costituiscono le ‘sculture a quattro zampe’ di culle, poltrone e chaiselongue, disposte tra cellofan, pareti di roccia – gentilmente offerte dallo spazio espositivo – e filtri d’acciaio, versione industriale del più naturale schoeno plectus lacustris. Minimalismo di forme e materiali: la tradizione è sempre ecocompatibile.
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