E dalla tradizione Inca deriva anche il titolo della mostra, che si rifà a quel sistema di “quipus” (i famosi nodi su piccole corde utilizzati al posto della scrittura) a cui il popolo del sole e della luna aveva affidato i suoi segreti e le sue conoscenze. Di quella civiltà magica Cèsar Pèrez eredita il fascino e la ricchezza cromatica, che traduce in immagini dalla straordinaria potenza espressiva grazie ad una formazione rigorosa e ad una grande sensibilità. Anche i suoi personaggi sono tratti dal repertorio fantastico della tradizione: demoni, dei e teste-trofeo, uccelli, pesci, cavalli ed altri animali, uomini, donne, il sole, la luna. Tutti come usciti da un sogno, o meglio dalla memoria di un passato che continua a scorrere nelle vene, a vivere nell’inconscio dell’artista contemporaneo. La chiave di lettura dell’arte di Cèsar è il colore. Se nei tessuti Paracas se ne contano piu’ di cento, ne suoi quadri ne palpitano altrettanti: il rosso del fuoco, il colore bruno della terra, il blu dell’acqua e del cielo, in tutte le gradazioni che la retina di chi guarda può percepire. E tuttavia fermarsi alla semplice poetica del colore sarebbe riduttivo.
Esso, insieme alla simbologia, non è altro che strumento di quella ricerca, non solo artistica ma esistenziale per antonomasia, che l’uomo compie oggi come ai primordi della sua storia: la ricerca dell’Assoluto. Di qui la purezza e la spiritualità dell’ispirazione di Cèsar Perez. Srive di lui Elio Mercuri, critico d’arte e professore di Arteterapia all’Università Tor Vergata di Roma: “Quei toni blu, viola-terra, sole di spiagge e cieli sono lavacro nel quale si depura tutto ciò che accade, sogno, paura, desiderio, ossessione, fatica. E noi siamo “vaso” al compiersi del destino del mondo”. E “in un mondo”, continua Mercuri, “dove tutto è macchina, circuito elettronico e computer, Pèrez è solo, solo con se stesso, i suoi sensi e la sua immaginazione, nella solitudine dell’Origine e della Creazione e nella grandezza di questo essere anima”.
Germana Mudanò
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Bella mostra sarebbe stato bello vederla, i colori forti indicano la potenza dell'artista, il suo sentire mentre dipingeva. Maria Pezzica