Bambini, feti e mutanti si manifestano, come in un sogno dipinto di rosso e nero. Sono gli Spinky di Giuliano Sale, una popolazione di esseri che vive in una dimensione parallela a quella umana. Emergono dall’oscurità lucida e specchiante, riflettendo in essa le loro forme turgide e gommose. L’effetto è surreale ma il significato non lo è. La verità non può essere nascosta, traspare continuamente dai loro corpi, sviscerata dal profondo di un’anima che non può più sopportare un peso così soffocante, un dolore così profondo, eterno. Con Spinky & Co., in mostra al May Mask Cafè fino al 25 marzo, Giuliano Sale espone opere nuove, diverse ma sempre in linea con la poetica del mondo imperversato dal male e dalla sua inevitabile fine. La serie dei Cadaveri, è la prova del cambiamento in atto, visibile nel colore dei corpi, passati dal grigio al rosso, nella tecnica del tocco più morbido, ma soprattutto nell’atteggiamento. I corpi si muovono, fluttuano deformati da mutazioni genetiche, come nel caso del grande embrione e del feto con la coda. Sono occhi scintillanti che osservano dall’alto con diabolico presagio, come quelli della bimba Spinky che avidamente stringe a se un seno che non le appartiene ma che deve e vuole diventi suo. Sono volti che spasimano, addirittura sorridono, come quelli dei bambini dai tratti rotondeggianti e le guance paffute, perchè non sanno ancora di preciso cosa riservi il futuro.
Gli Spinky adulti di solito conoscono il loro destino, sanno a cosa vanno incontro. Nascono, crescono e muoiono consapevoli della loro mutazione portatrice di una condizione drammatica e mortale: proprio quella che, secondo il giovane artista, accomuna l’intera esistenza umana. Così quello che prima era uno stato di malessere, uno strazio ossessivo tendente alla distruzione, si è trasformato in una situazione di carattere universale. La mutazione dei geni, un’evoluzione tanto naturale, quanto aberrante.
erica olmetto
mostra vista l’11 marzo 2005
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