Paesaggi visti dall’alto, vibranti appezzamenti terrieri dai mille colori, piante ed arbusti che si trasformano in piccole miniature allineate e avvolte da un’atmosfera calda e intensa a rievocare luminosi scenari mediterranei. Questi, i paesaggi d’invenzione di Sandro Giordanoche si discostano notevolmente dalla precedente produzione le cui meditazioni esistenziali si esprimevano in drammatiche immagini, dai toni cupi e tormentati, spesso ossessive. La riscoperta di una natura benigna che diviene protagonista, descritta da cromatismi intensi, pregni di solarità, determina un’evoluzione in senso positivo, all’interno di una pittura spesso contraddittoria, con accenti talvolta violenti.
La particolare luminosità cromatica che contraddistingue le opere in mostra, è frutto di raffinate tecniche quali l’acrilico, diluito con il fiele di bue e steso su tele di finissimo lino, per risaltarne la trasparenza.
Un tripudio cromatico di guizzanti pennellate, disposte in andamenti perlopiù circolari, rivelano talora contorni incisivi tendenti a geometrizzare formalmente la sinuosità degli appezzamenti terrieri che si avvolgono reciprocamente. L’artista delimita lo spazio pittorico, con una morbida linea continua, a rimarcare il confine simbolico di un territorio che diviene isola; una linea di demarcazione inquietante che definisce l’isolamentodi una terra e la trasfigura in dolce prigione.
La pittura di Sandro Giordano, costruita su antiche memorie e frammenti di realtà vissute, trova motivo ispiratore, in quest’occasione, dall’ambiguo rapporto, fatto di fughe ed altrettanti agognati ritorni, che l’artista stringe con la sua terra. Un rapporto d’amore e odio, per la terra sarda, che lo induce ad invocarne le bellezze attraverso brillanti colori, esaltati dalla più splendente solarità atmosferica, ma anche a rilevarne gli aspetti più reconditi con spigolose forme lacerate da pennellate oscure.
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