Cavalieri ricoperti di cotte in maglia si affrontano impugnando scudi oblunghi, mentre solenni samurai si preparano a lotte sanguinarie sembra quasi di sentire lo sguainare di spade ussare prima del combattimento… Tutto questo è ciò che evocano gli scenari creati da Sergio
La peculiarità dell’opera di Toppi è quella di una libertà espressiva assoluta fondata sulla mancanza di una cornice che racchiude ogni singola vignetta, fino ad arrivare ad un segno grafico, particolarmente dinamico e aggressivo, ricavato da un’intricata tessitura di linee dalle quali affiorano immagini vibranti di pathos.
“Sergio Toppi è il nero. Il nero che scivola sulla tavola, denso e vischioso, solo qua e là lasciando lo spazio al bianco, come per un difetto di assorbimento. Da quel rifiuto nascono le figure di Toppi, le aspre e le dolci…” Gianni Riotta sembra cogliere appieno ciò che più affascina il maestro, ossia quell’intenso contrasto tra bianco e nero che sembra rievocare durezze xilografiche proprie della Brucke. Un nero di china atto a
Sono molteplici gli aspetti che caratterizzano l’opera grafica di Sergio Toppi, personaggio controverso ed eclettico, amante degli animali e della natura ai quali spesso conferisce una parvenza particolarmente inquietante. E’ interessante rilevare come la resa dei volti in ogni illustrazione rappresenti un ritratto, così come la cura dei particolari e l’attento studio dei costumi denotino profonde conoscenze storiche che divengono pretesto per la creazione di nuovi ed inconsueti “racconti”. “Nei fumetti di Toppi vecchie e risapute storie compaiono improvvisamente rivestite di un’arcaica e dimenticata potenza; il loro interesse per il lettore non sta nell’essere nuove e differenti, bensì nel ricomparire davanti agli occhi con una vividezza e una passione paragonabili a quella con cui le abbiamo conosciute per la prima volta, magari da bambini” (Daniele Barbieri).
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