Il linguaggio di Elisabetta Falqui (Cagliari, 1968), che ha recentemente inaugurato la sua prima personale curata da Roberta Vanali, “si pone come punto di equilibrio tra segno e memoria, il suo esplorare la superficie, aggredendola, è un incessante viaggio a ritroso in grado di svelare il presente”. Sono opere di stridente efficacia emotiva, frutto di un lento e graduale processo di sperimentazione, che l’artista esordiente ha creato studiando i differenti risultati visivi attraverso l’uso di matrici diverse quali il linoleum e il legno. Ciò che conferisce unicità ai lavori della Falqui, che per l’occasione espone 15 incisioni tra linoleumgrafie, monotipo e xilografie, è alla
Un linguaggio emozionante quello di Elisabetta Falqui, fatto di segni e di colori figli della natura, elaborati e interpretati dalla semplicità e spontaneità di un’artista che esprime attraverso i segni e il colore frammenti di vita vissuta e che, trascinata da forti impulsi emotivi, ha fatto di un’arte dimenticata e trascurata da molti, la propria arte. “Ieratici solchi, testimoni silenziosi che, nel loro incedere fanno vibrare
erica olmetto
vista il 13 giugno 2003
A cinquant’anni dalla Biennale Arte 1976, la Biennale di Venezia ripercorre il progetto di Janus dedicato a Man Ray, trasformando…
L'uscita del numero di exibart 131 è stata l'occasione di un'analisi su censura e soft power oggi. Un momento necessario…
Curata da Catherine Nichols, la Biennale di Lione 2026 esplorerà il legame tra economia e arte, ispirandosi al pensiero di…
Un nuovo spazio su exibart, promosso da DUAL Italia, interamente dedicato al collezionismo e al mercato dell’arte. Ecco la visione…
Allo showroom Gaggenau di Milano, una mostra di Betty Salluce apre un nuovo punto di vista sul rapporto tra corpo…
Dopo dieci anni, William Kentridge e Philip Miller tornano a Roma con BREATHE DISSOLVE RETURN, cine-concerto immersivo ospitato nella galleria…