Il linguaggio di Elisabetta Falqui (Cagliari, 1968), che ha recentemente inaugurato la sua prima personale curata da Roberta Vanali, “si pone come punto di equilibrio tra segno e memoria, il suo esplorare la superficie, aggredendola, è un incessante viaggio a ritroso in grado di svelare il presente”. Sono opere di stridente efficacia emotiva, frutto di un lento e graduale processo di sperimentazione, che l’artista esordiente ha creato studiando i differenti risultati visivi attraverso l’uso di matrici diverse quali il linoleum e il legno. Ciò che conferisce unicità ai lavori della Falqui, che per l’occasione espone 15 incisioni tra linoleumgrafie, monotipo e xilografie, è alla
Un linguaggio emozionante quello di Elisabetta Falqui, fatto di segni e di colori figli della natura, elaborati e interpretati dalla semplicità e spontaneità di un’artista che esprime attraverso i segni e il colore frammenti di vita vissuta e che, trascinata da forti impulsi emotivi, ha fatto di un’arte dimenticata e trascurata da molti, la propria arte. “Ieratici solchi, testimoni silenziosi che, nel loro incedere fanno vibrare
erica olmetto
vista il 13 giugno 2003
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