Buon successo per la mostra dedicata agli strumenti di tortura, che presenta una collezione proveniente dal Museo Storico della Tortura di S. Gimignano e comprende un centinaio di pezzi di grande valore. Gli oggetti, nella maggioranza originali, sono stati recuperati in varie parti d’Europa in un iter filologico dell’orrore e delineano perfettamente il quadro storico-cronologico della tortura, usata fino al XVIII secolo come uno strumento giuridico vero e proprio.
Si compie un angoscioso viaggio che va dagli arnesi utilizzati in età romana per carpire confessioni ai prigionieri, fino a perfette macchine di morte.
Ricordiamo infatti tutti i sistemi ignobili per mettere in ridicolo persone macchiatesi di turpiloquio, maldicenza, licenziosità. Maschere enormi e grottesche, collane provviste di campanelli, gabbie e sedie per il tuffo in acqua, per esporre la vittima al pubblico ludibrio. Innumerevoli poi gli utensili atti a procurare sofferenze fisiche di ogni tipo: pinze da fabbro per strappare lingua e denti, cavezze per stringere il collo, schiaccia-dita, cava-occhi, e altri strumenti impronunciabili. Non semplici attrezzi da lavoro, ma marchingegni perfetti, che col tempo acquistano una raffinatezza sempre maggiore, con l’avvento della Santa Inquisizione, nel XVI secolo.
Ed ecco apparire, sala dopo sala, arnesi muniti di lunghe lame per tagliare e martoriare la carne, seggi di legno interamente decorati da lunghi aculei: le cosiddette sedie inquisitorie. La suggestione dell’allestimento arriva al suo culmine nell’ultima sala, che riproduce una polverosa segreta dei tribunali della Santa Inquisizione. In un angusto e soffocante spazio appaiono, testimoni di pietose attese, i fantasmi più temuti: il pendolo, l’inginocchiatoio per stringere gli arti, la gabbia per il supplizio della goccia, la piramide, il palo.
simona serra
mostra visitata il 17 aprile 2005
La recente acquisizione comprende 404 opere di 130 artisti provenienti da acquisti, donazioni e depositi che rafforzano una lettura critica…
Una serata in un boteco di Rio de Janeiro diventa l’occasione per aprire una riflessione sull’arte contemporanea, la decolonizzazione e…
É il marchio di fabbrica del regista coreano. Stavolta l'espediente è la perdita del lavoro, che si trasforma in perdita…
Il giovane artista Brilant Milazimi rappresenterà il Kosovo alla Biennale d’Arte di Venezia 2026 con un progetto ospitato nella Chiesa…
Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…
A Palazzetto Tito, fino al 15 febbraio 2026, la Fondazione Bevilacqua La Masa dedica una mostra monografica a Luigi Voltolina,…
Visualizza commenti
Non riesco proprio a capire che gusto ci sia a visitare questo tipo di mostre. Per uno storico va bene.. si tratta di documentazione anche se abbastanza al margine: quando leggo che Giordano Bruno è stato barbaramente torturato, non provo nessuna curiosità riguardo idettagli.. Ma per tutti gli altri che non hanno motivi di studio che tipo di interesse può esserci?
La mostra è interessante per l'aspetto sociologico,umano e religioso, nel senso che insegna a stare alla larga e a condannare quel clero cattolico che ha straziato innumerevoli carni colpevoli solo di non pensarla come loro, e ancora oggi sfila i calzoncini ad un bambino per straziargli le carni....ma se tornasse per un momento il Maestro cosa pensate che faccia a quel clero ? Sono un tiepidissimo credente ma spero vivamente che le fiamme dell'inferno esistano...solo per i santi padri dell'Inquisizione.