La rassegna d’incisione calcografica promossa dalla galleria Sottopiano, porta alla ribalta in questo quarto appuntamento la pittrice Stefania Polese (Cagliari, 1965) che presenta per la prima volta i suoi multipli interamente stampati a mano, ovvero xilografie, linoleumgrafie, incisioni su pvc e monotipi.
Al primo impatto con le sue opere emerge chiaro un fatto: il suo linguaggio artistico non rappresenta la realtà concreta, ma è espressione della profondità della psiche in forme metaforiche, tratte esse stesse dalla realtà. Da questo presupposto nascono i suoi “spietati ritratti”, fisionomie spigolose dagli occhi scavati, sagome essenziali e piatte, visi insistiti con espressioni amorfe, ambientati in uno spazio
L’artista ha una spiccata predilezione per la rappresentazione della figura umana e sopratutto della testa. I sui soggetti assumono talvolta un’angolosa durezza, dai contorni grossi e discontinui, illustrando una forza interiore radicale, altre volte diventano più aggraziati e lineari, assumendo quindi contorni netti e sottili, ingentiliti anche dall’uso del colore, sempre fortemente acceso. Vengono fuori immagini caratterizzate da un’espressività intensa e anticonvenzionale che sono la trasfigurazione di un disagio interiore.
Il lavoro di Stefania Polese – presentato in catalogo da Roberta Vanali – pur nella sua originalità, filtra influenze artistiche precedenti: è riscontrabile certamente la spazialità bidimensionale ed il linearismo grafico dell’espressionismo tedesco della Brücke così come si scorgono riferimenti alle angoscianti “visioni” di Scönberg , ma in ogni caso l’artista non scade mai nel citazionismo poiché rielabora inconsapevolmente tali influenze alla volta di una cifra che diventa propria e riconoscibile
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