Dichiarandosi artisticamente figlia del Surrealismo ed in particolare di Renè Magritte ed estimatrice della fotografa americana Francesca Woodman, Valeria Floris, classe 1967, fotografa sarda trapiantata nella capitale, stuzzica i visitatori con la sua ultima personale di 20 nudi femminili.
Tuttavia quel corpo di donna della cui icona siamo saturi nella rappresentazione mass-mediatica, quanto più esposta, tanto più vuota e standardizzata, non abita l’immaginario di Floris. Queste donne nude non ammiccano, la malizia è lontana da qualsivoglia obiettivo dell’artista e la bellezza nelle sue opere non è di immediata fruizione: non è scontata, va conquistata, è frutto di un percorso. Anzi, il livello estetico delle fotografie di Valeria Floris può costare una riflessione, potrebbe voler dire specchiarsi, come fanno le sue modelle, e vedersi a pezzi come in Regina di cuori e in Laura; o difendersi drammaticamente dalla fredda violenza della luce sul corpo, come in Mani; oppure immaginare il proprio corpo trasfigurato quasi come
Frammenti, la ricerca sull’identità femminile di Valeria Floris, ha inizio con Boccale di fiori, un mezzo busto di gesso la cui luminosità dialoga con le foglie brillanti dei fiori recisi posti in secondo piano. Prosegue con Matrioska, individuando provocatoriamente contenitore e contenuto a volte nel grembo della donna gravida, a volte nell’oscuro armadio di famiglia. Ogni scatto è come un tentativo di esistenza, un frammento per le prove generali immaginarie di una vita che invece è reale. I tentativi di esistenza li riconosciamo anche nelle pose in interazione con i fiori (Fiori), i frutti (Mele), e i vegetali (Chou). La ricerca è ricca, coraggiosa e porta a Lampo, istantanea di luce liquida da cui una giovane donna illuminata pare prendere il volo.
francesca bianchi
mostra visitata l’8 dicembre 2005
Durante la settimana inaugurale della Biennale di Venezia, la camera dell'Hotel Metropole dove Freud scrisse L'interpretazione dei sogni ospiterà una…
Con un progetto pop up di dieci giorni, Spazio Morgagni porta Man Ray in un caratteristico barbiere milanese degli anni…
A cosa pensiamo quando parliamo di “smart agriculture”? L’indagine dell’artista cinese esplora i cambiamenti in atto nel rapporto tra lavoro…
Il Turner Prize 2026 annuncia i quattro finalisti: Simeon Barclay, Kira Freije, Marguerite Humeau e Tanoa Sasraku. La mostra al…
Nella project room della galleria Mondoromulo, a Benevento, una mostra condivisa di Vincenzo D’Argenio e Fabrizio De Cunto affronta il…
La giuria della Biennale Arte 2026 ha annunciato che non prenderà in considerazione i Padiglioni della Russia e di Israele…
Visualizza commenti
ottima recensione per fotografa significativa.. vero è che il nudo (femminile e/o maschile) ha stufato e non poco.. vero è che il "pirelli" da anni resta solo professionismo alto e noia infinita ma, per come fotografa la floris, il nudo assume aspetti pregni di significati straordinari.. densi di colta meditazione sul femminino..
roberto matarazzo