Il sorriso pulito, i capelli annodati in piccole codine come quelle delle bambine e delle bambole, l’aspetto minuto e gli occhi vivaci. Vedendo Giorgia Atzeni nel suo sito internet, leggendo i frammenti della quotidianità nel suo blog o sentendola parlare -mentre la gente si aggira curiosa nei locali della galleria Arcivernice scrutando le sue Girls durante l’inaugurazione- si ha l’impressione che in qualche modo anche lei appartenga a quel mondo incantato e colorato in cui si muovono le sue figurine disegnate.
La mostra raccoglie una serie di illustrazioni su carta, ritratti di figure femminili sospese nel limbo dell’adolescenza, mondo ai confini tra la fine della spensieratezza dell’età infantile e l’inizio della vita adulta. Figure e non personaggi, perché nella ricerca dell’identità che le accomuna non è ancora ben chiaro quale io si voglia impersonare. Le Girls si offrono allo spettatore con il loro mondo di incertezze e di domande,
Sole con se stesse, ciascuna protagonista del suo spazio cartaceo, queste ragazze trovano il loro senso nello stare insieme nei confini di una serie –come nei libri di illustrazioni– che le racchiude e le raccorda a tutte le altre presenti. Anche quando il soggetto che si mostra non è più una girl ma una nonna e un bambino. Come in Favoletta, parola simbolo di un mondo e di una dimensione infantile che Giorgia Atzeni mostra di aver serbato, non solo nel suo sguardo ma nella sua modalità di rappresentazione immediata e lineare, semplice ma efficace. Come il simbolismo dell’infanzia.
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