Immagini a colori propongono il mondo un attimo sotto il taglio dello sguardo.
Come se bloccati, ad un certo punto fissassimo la terra verso i nostri piedi, catturati da una riflessione immobile per quel mondo inutile fatto di marciapiede, cemento, terra, foglie. Questi gli abitanti dell’ universo selciato, che Nino Corona svela e rivela in 12 scatti visibili in Via Università nello spazio espositivo Poliart studio a Cagliari.
L’occhio non scruta più cieli limpidi, azzurri orizzonti e infinite prospettive, ma porzioni calpestabili, accuratamente selezionate, inquadrate e ritagliate. Impressioni malinconiche su carta fotografica di paesaggi urbani e non, la cui regola fondamentale é che vengano guardati dall’alto verso il basso, esattamente come ci viene naturale.
Microcosmi orizzontali, questi di Corona, ospitano foglie legate da un comune destino che la legge gravitazionale, e ancor prima quella naturale, ha strappato alla vita trasformandole in inutili vittime di una rigenerazione impossibile. Ecco allora che quelle foglie qualsiasi si dispongono sull’asfalto non più casualmente ma sembrano ora agitarsi, ora accartocciarsi, addirittura rincorrersi o forse, più semplicemente sono li, in quel luogo – luogo qualunque – alle prese con l’acqua di una pozzanghera d’autunno, con il tronco di un albero inquadrato appena, o in relazione con la vetrata di un edificio la cui funzione è quella di quinta scenografica.
Universo fatto di niente, e invece catturato come se rappresentasse tutto. Scrutato attraverso lunghi tempi di esposizione per penetrare in quella realtà verasenza spazio né tempo e per stabilire un rapporto tra quelle porzioni [non più calpestabili] e chi le guarda.
Nino Corona è nato a Cagliari nel 1951. Fotografo da quasi venticinque anni, il filo conduttore della sua ricerca è l’approccio lento, calcolato, con la realtà nei modi della cosiddetta immagine-sequenza di matrice statunitense. L’obiettivo fotografico è quindi concepito come strumento di rivelazione, capace di svelare quella realtà segreta, invisibile al nostro sguardo abituato com’è a osservare sbrigativamente, sommariamente, e distrattamente, la caotica quotidianità.
andrea delle case
vista il 16 marzo
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