Prendendo le mosse dalla matrice etnica della tessitura sarda, Piero Zedde giunge ad esiti di profonda sintesi ed innovazione nell’intrecciare alla sperimentazione tradizione e memoria. L’immaginario creativo dell’artista è fatto di memorie vissute, simboli arcaici e suggestioni provenienti dalle avanguardie che si dipanano tra timide frange e sospese spirali in rame. Immobili pavoncelle bizantine ritagliate sullo sfondo si stagliano accanto ad austere aquile bifronti mentre fluttuanti motivi fitormofi sono spezzati da improvvisi tagli geometrici, memori dei tessuti delle officine Bahuaus. Formano motivi a spiga le ali di Sa musca maccedda mentre sgorga sangue la cruenta ferita di Arresola. La solennità di Rumori Antichi ben si accosta alla sintesi di Passu Torrau che introduce Efis e Ardia arricchiti dall’antica tecnica dell’encausto.
Incline ad un’assidua quanto attenta sperimentazione, Zedde tesse fibre di lana e cotone che si amalgamano ad argento e rame con la stessa preziosità che assume la lavorazione dello spago nella serie dei Mukkadores, o degli sgargianti fili di rafia in Barbagia, dove l’evocazione della maestosità dei costumi sardi si riduce all’essenzialità di nastri in velluto e a lacerti di resistente orbace.
Trenta arazzi, selezionati tra il 1988 e il 2005, celebrano la lunga carriera dedicata all’arte tessile di questo poliedrico artista che per oltre sei lustri ha collaborato con l’I.S.O.L.A. (Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigiano) e nel ‘99 ha dato vita al Museo del Tessuto ad Isili. Riconoscimento dovuto a chi, animato da una continua ricerca estetica, con maestria certosina ed approfondita perizia tecnica, attinge dalla tradizione sarda dell’arazzo che trasfigura a favore d’opere d’arte a se stanti di una contemporaneità indiscutibile, come scaturisce dalla penna di Giorgio Pellegrini: Tutti i motivi decorativi di questo crocevia mediterranea che è Sardegna affiorano policromi dentro il progetto di Pietro Zedde: rinati a nuova vita nelle superfici vivide di tinte accurate, turbate da opportune asimmetrie, calcolati virtuosismi formali. A disegnare fantastiche trame di luce.
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