E’ tra il silenzio della maremma toscana e il Caffè Michelangelo a Firenze che dal 1856 s’intrecciano i rapporti tra i protagonisti del rinnovamento artistico italiano: i rivoluzionari che si distinsero per la macchia. Cogliere immagini dal vero nella loro immediatezza, fissare frammenti di una realtà quotidiana restituendone l’esperienza emotiva, questi i codici ai quali i Macchiaioli si rifacevano in reazione al romanticismo purista della pittura accademica. Piccoli e veloci tocchi di colore, giustapposti per contrasto, scontornano figure e oggetti che, nella loro semplificazione formale, appaiono ora immersi in una atmosfera fatta di dissolvenze, incline a cogliere il senso delle cose.
Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Adriano Cecioni e Silvestro Lega. A loro e ai postmacchiaioli la Fondazione Logudoro Meilogu dedica una mostra costituita da centoventi opere provenienti dalla Collezione Carlo Pepi. Riunite in un allestimento caotico (non semplificato dall’incompletezza di un catalogo mancate di datazione e apporto critico alle opere) e in uno spazio non idoneo ad ospitare il consistente numero di pezzi, seppur di piccolo formato.
La mostra si snoda nella prima sala introdotta dalla tempera di Adriano Cecioni che ritrae La signora De Nittis. Le vedute urbane ad acquerello di Giuseppe Abbati e Odoardo Borrani, e la lirica e rarefatta Passeggiata mattutina di Vincenzo Cabianca, precedono la sezione dedicata a Giovanni Fattori.
Il nuovo rapporto tra luce e colore sembra arrivare alla sua massima espressione con Silvestro Lega, che pure mostra una certa resistenza ad abbandonare gli stilemi puristi insiti nella sua formazione, come si può dedurre dal Ritratto di giovane signora. Ancora in mostra l’inchiostro Don Verità , un pastello di Paola Bandini in un momento di lettura (che ricompare tra i cinque disegni su carta dedicati alla figura femminile). Completa la prima sala Telemaco Signorini rappresentato da due disegni tratti da scene di vita quotidiana, una tavoletta ad olio e l’illustrazione, realizzata per la copertina della rivista Fiammetta, dal titolo Critica quotidiana.
Nella seconda sala tra le opere di Francesco Gioli ed Eugenio Cecconi s’individuano lo schizzo di Giovanni Boldini Signore all’atelier e i disegni di giovani donne di Giuseppe De Nittis. Accomunati da una personale ricerca del vero, intrapresero entrambi l’esperienza parigina che confluì in una pittura veloce e virtuosa che divenne specchio della mondanità cittadina di fine Ottocento. L’allestimento prosegue al piano superiore, con alcuni oli di Angelo e Ludovico Tommasi, due caricature di Angelo Tricca -caricaturista ufficiale dei macchiaioli- le nature morte di
In definitiva una mostra dove i pezzi importanti si fanno desiderare, con un’esuberanza d’opere di artisti minori di qualità spesso non eccelsa, ma alla quale si deve riconosce, oltre all’importanza dell’opera litografica di Fattori, l’individuazione, a grandi linee, di un percorso che ha rivoluzionato la pittura italiana introducendo la macchia, che mirava a “sorprendere la natura rievocandone rapidamente e sinteticamente le apparenze”.
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