Il sarcofago della contessa Violante Carroz, proveniente dalla perduta chiesa di San Francesco di Stampace, dove fu sepolta nel 1510, apre il percorso espositivo introdotto da una serie di pannelli esplicativi che scandiscono la fitta rete di castelli lungo i confini del Giudicato arborense. Violante, lontana discendente di Ferdinando il Cattolico, risiedeva nel castello di Barumele, vicino ad Ales, ed apparteneva ad una delle famiglie feudali stabilitasi in Sardegna dopo la conquista iberica del 1323, ma il suo nome divenne celebre perché legato al delitto del sacerdote Giovanni Castangia, con il quale avrebbe avuto una relazione e il cui cadavere, dopo l’uccisione, sarebbe stato appeso per i piedi ad una grata del castello.
Gli scavi presso il castello di Monreale a Sardara hanno restituito gran parte degli oggetti in esposizione. Costituito da un mastio quadrangolare e definito dalle fonti medievali Castrum Montis Regalis , il castello compare nei documenti a partire dal 1275; il recupero di una coppia di dadi eburnei, un piatto finemente decorato di produzione valenzana collocabile alla metà del XIV secolo, una brocca pisana in maiolica, alcuni strumenti musicali in osso e diverse armi di difesa, costituenti il nucleo di oggetti più pregiati rinvenuti, contribuiscono a mettere in luce gli aspetti della vita quotidiana d’epoca medievale.
Un anello con castone recante un’iscrizione bizantina – Theotoke boethi sou doulou – documenta l’esistenza di un personaggio d’alto rango nella zona del castello di Laconi, il quale custodisce una torre d’estrema importanza per la presenza di un’epigrafe datata 1053, ritenuta la più antica del periodo giudicale.
Il circuito del castello di Oristano, riferito all’epoca di Eleonora d’Arborea, è stato ricostruito attraverso un plastico e accompagnato dalla planimetria della città redatta dall’architetto Rocco Capellino nel 1577. Secondo il volere di Mariano II la fortificazione, dislocata su una superficie di trentadue ettari, comprendeva ventotto torri, di cui due gemelle, quella di San Cristoforo e l’altra di San Filippo, la prima provvista di un’epigrafe datata 1290, fungeva da torre campanaria, mentre la seconda, con iscrizione del 1293, introduceva al castello.
Diversi tipi di ceramica, monete, monili, strumenti a fiato, armi e quant’altro è stato rinvenuto dagli scavi effettuati nei castelli del territorio arborense, hanno contribuito a ricostruire, secondo le fonti, il periodo più splendente della storia sarda quando nel resto d’Europa incombevano i secoli “bui” e la Sardegna, resasi indipendente da Bisanzio, era costituita dai floridi regni di Calari, Torres, Arborea e Gallura.
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