L’esposizione annovera 60 exempla scelti tra le 204 opere individuate nel vasto patrimonio librario e cartografico posseduto dalla Biblioteca Universitaria sul tema Viaggi e scoperte. Di fondamentale importanza nell’epoca delle grandi scoperte geografiche, premessa di tutte le conoscenze nautiche alla base delle prime esplorazioni, tali opere testimoniano l’evoluzione e la diffusione delle acquisizioni cosmografiche nell’arco di tempo compreso tra il XIII secolo e la prima età Moderna.
Incipit dell’esposizione, l’edizione a stampa di Giovanni Sacrobosco – sostenitore della teoria aristotelico-tolemaica – documenta il successo della Sphera Mundi che, con la sua struttura di sfere celesti rotanti, di cerchi ed epicicli, diffuse il concetto della rotondità della Terra nella cultura medievale e poi rinascimentale.
Sono vari i trattati di scienza nautica realizzati tra il XVI ed il XVII secolo, provenienti maggiormente dalla Penisola Iberica, come l’Arte de Navegar di Pedro de Medina, cosmografo ufficiale della Casa de la Contrataciòn. Non poteva d’altra parte mancare la celeberrima Cosmographia Universalis di quel genio poliedrico che era il Munster, edita per la prima volta a Basilea nel 1544, in cui, ad una breve introduzione matematica e fisica, seguiva una descrizione dei vari continenti articolata in sei libri.
Un’intera sezione è dedicata ai resoconti, dal taglio decisamente etnografico, effettuati da cronisti, esploratori, geografi e religiosi, testimonianti la cultura, le tradizioni, i costumi e le religioni delle popolazioni asiatiche, africane, meso e sud-americane (in gran parte oggi estinte) con cui essi entrarono in contatto ed interagirono, talvolta in modo pacifico, ma più spesso, come la storia insegna, cruento e tragico.
Oltre alla descrizione dei vari paesi attraverso gli occhi del geografo, la mostra documenta altresì quel che l’Europa importò e diffuse: minerali preziosi, specie vegetali/animali e consuetudini culturali assorbite nel corso del tempo dalla popolazione del Vecchio Continente.
Si può dire che la geografia cambia con noi, e quella del passato, nella sua apparente freddezza dell’oggetto che non serve più, ci consente viaggi immaginari forse persino più affascinanti di quelli reali; di sicuro più poetici. Tra terre sghembe, montagne che sembrano coni di talpa isole che non sono mai esistite.
carla deplano
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