GULagè l’ennesimo acronimo sovietico con il quale s’individuava la direzione centrale dei campi lavoro dell’U.R.S.S. Cinque sole lettere, che in realtà trascinano il peso enorme di venti milioni di morti. Un pugnale nella memoria collettiva contemporanea che per molti aspetti rappresenta ancora un buco nero della conoscenza sociale e la cui lacerazione ha dimensioni ancora indefinite, come indefinita appare la collocazione geografica di quel genocidio: a poche ore dal polo nord, ma lontano anni luce dalla civiltà.
Se in Occidente la realtà del Gulag è stata conosciuta a partire dagli anni ‘70 soprattutto grazie ai romanzi di Aleksandr Solgenitsin e di Varlam Salamov, molto più arretrata è la ricerca e la documentazione storica dell’apparato di concentramento, che alcuni studiosi russi e qualche raro occidentale, hanno cominciato a ricostruire sulle carte di alcuni archivi finalmente aperti e raccontati.
Utili a riforgiare i dissidenti, i lager sovietici, già nel 1935, subito dopo l’ascesa di Stalin, avevano raggiunto il numero di 500 mila lavoratori, l’anno successivo erano diventati 965 mila; nel 1938 erano saliti a un milione e 900 mila, fra cui quadri di partito e vecchi bolscevichi. Una mega-macchina che permetteva la realizzazione di straordinarie imprese come ad esempio il BBK, (il canale costruito in soli venti mesi che collega il Mar Bianco al Mar Baltico) e nello stesso tempo spazzava via ogni possibile cancro, reale o presunto, dal regime. Semplice selezione naturale: chi non reggeva agli spaventosi ritmi lavorativi, alle torture e alla fame moriva.
Qualche anno fa al Castello Sforzesco di Milano, la mostra fotografica Gulag. Il sistema dei lager in U.R.S.S., curata dalla Fondazione Feltrinelli e dall’associazione Memorial di Mosca, ha riportato prepotentemente quella storia alla ribalta.
La mostra concepita come itinerante, viene in questi giorni proposta al Ghetto degli Ebrei di Cagliari. Un’intera parete, quella d’ingresso, è occupata da riproduzioni di grande formato che rappresentano i volti di uomini e donne vittime del sistema Gulag.
Rispetto alle precedenti esposizioni l’allestimento cagliaritano propone in anteprima mondiale una sezione dedicata alle vittime italiane. Fotografie e documenti che aggiungono un altro importante tassello alla storia del XX’ secolo …per non dimenticare.
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