L’attività di Erik Chevalier si è orientata frequentemente verso l’installazione, ma in quest’occasione ha preferito presentare le sue tele considerando il presente momento storico inadeguato alla “fredda rappresentazione installativa”.
Nelle opere esposte non abbandona mai caratteristiche figurative, proposte però in una sovrapposizione di piani. I quadri di Chevalier appaiono come illusioni spaziali che si fondono su doppi livelli di percezione, sublimati dalla presenza di una dominante tonalità color bronzo-oro che conferisce calore e brillantezza ed attraversati da una vena simbolista che pervade le rappresentazioni. Le figure appaiono e scompaiono nelle tele come inganni della vista. I volti che dipinge, sembrano estrapolati da manifesti americani anni ’50-‘60, raffinata citazione pop. Talvolta sono volumi dai contorni instabili scolpiti dalla luce e dalle ombre, come nei negativi fotografici, altre si
Il percorso artistico di Chevalier mostra particolare interesse per la storia contemporanea che gli offre indicazioni e momenti di ricerca per la sua produzione, identico interesse per la fotografia, quella anonima degli album familiari in bianco e nero a tal punto che le foto diventano fonte di soggetti e circostanze che ritornano nei suoi quadri.
In mostra ci sono anche due linoleografie, dal segno limpido e dall’immagine “fumettistica”. Appaiono singolari i supporti di stampa: una carta fatta di cortecce pressate di provenienza orientale, ed una cartina geografica. Suggeriscono in altra maniera la sovrapposizione di piani già presente nelle tele, sovrapposizione che giunge perfino ad estremizzarsi in un’opera nella quale la figurazione non solo si proietta su più piani del supporto pittorico ma osa fino a continuare sul vetro della cornice. Alcune delle tele esposte sembrano esprimere intensamente il concetto della partenza, intesa come sradicamento, non ritorno, slegarsi da un luogo e dagli affetti per giungere altrove, emigrazione.
marco peri
vista il 17 aprile 2003
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