Marilyn la donna e Monroe la diva; la bellezza delle fotografie di Sam Shaw sta nel guardare ora l’una poi l’altra con leggera naturalezza, confondendole e donando così anche alla vita reale l’aura del mito.
I due si conobbero nel 1952 sul set di Viva Zapata; lui era un fotografo affermato che frequentava assiduamente l’ambiente del cinema, lei una giovane attrice dal passato difficile e con la voglia di emergere. È l’occhio di Sam Shaw, prima ancora della sua macchina fotografica, ad intravedere la diva mentre Marilyn gira Quando la moglie è in vacanza; un getto d’aria furbescamente puntato verso l’alto e la gonna che si solleva: chi non ha in mente questa scena entrata prepotentemente nell’immaginario popolare? Ed è da quel momento che prende vita un’altra donna, quella che forse per eccellenza rappresenta il mondo dorato e ambiguo delle star hollywoodiane, l’icona da cui anche Andy Warhol verrà ossessionato per tutta la vita.
I 35 scatti che la ritraggono (su un totale di 155, sia a colori che in b/n, presentati dal Museo di Storia della Fotografia Fratelli Alinari) rimangono sempre in bilico tra realtà e finzione, mostrandoci non solo la Marilyn Monroe “cinematografica” ma anche Norma Jean Baker (questo il vero nome dell’attrice) mentre attende al trucco, fa shopping o passeggia al Central Park. Le fotografie di Shaw sono anche questo, istanti che vorrebbero sembrar rubati ma che possiedono sempre qualcosa di artificiale, con una tecnica che magistralmente sfoca lo sfondo per far emergere la sinuosa figura (e quanta differenza con gli odierni canoni estetici).
Sam Shaw, insieme a suo figlio, nonché stretto collaboratore,
Come approfondimento della mostra, l’Exmà propone una rassegna cinematografica (dieci appuntamenti, fino al 15 settembre): un invito per poter ri-vedere (questa volta senza i fastidiosi riflessi creati dall’illuminazione) i personaggi protagonisti della mostra, compresa lei, la diva che leggenda vuole andasse a dormire vestita solo di una goccia di Chanel n° 5.
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matteo muggianu
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