L’arte “politica”, o cosiddetta tale, ha i suoi chiodi fissi. Le differenze di gender, etnia e credo, la tematica dell’abitazione, l’aneddotica legata agli avvenimenti storici e così via. Questi e altri spunti sono stati riassunti all’interno della mostra Confini, a cura di Cristiana Collu, Saretto Cincinelli e Roberto Pinto.
Il luogo, il Man di Nuoro, isola di contemporaneità alla periferia del mondo, nella Sardegna affascinante e selvaggia, sembrerebbe già di per sé rispettare il concept dell’evento, dislocato in due spazi poco distanti tra loro nel centro della città. Il percorso, nitido e dosato con estrema attenzione, cerca di tracciare un discorso omogeneo attraverso opere che dichiarano apertamente intenzioni bellicose ed altre ben più pacate, ma forse di maggiore intensità evocativa. Come il mappamondo ed il tappeto di capelli di Mona Hatoum, ad esempio, in cui l’artista realizza, con gesto poetico, un riassunto eloquente della situazione politica attuale fatta di attrazioni e opposizioni tra oriente ed occidente, tra enigmi e fascinazioni, tra guerre di sangue, esotismi e voglia di modernità. In buona compagnia con la struttura organizzata da Riccardo Previdi, in cui i confini vengono disattesi ed ingannati -sfumati- in un’evanescente nube di candido, morbido vapore. Cui si oppone l’opera più grave di Adrian Paci, il resoconto video dettagliato dell’odissea di un connazionale all’estero, tra violenza ed esperienze di carcere, indifferenza e patimento.
Meno interessante, ai limiti del superficiale, risulta invece il lavoro di Francesco Arena. Sia che si parli dello scatto fotografico dedicato alla palestra di Beslan, in cui l’artista traccia i confini dello spazio in cui si svolse il drammatico incidente, sia che si parli della ricostruzione della cella in cui fu rinchiuso Aldo Moro. La politica -e l’arte che si occupa di essa- si dovrebbe condurre attraverso la dialettica, la sintesi, l’analisi e lo stimolo di riflessioni attraverso l’universale. Legandosi in maniera così indissolubile a fatti realmente accaduti, che hanno avuto una presa, un impatto, così forte sull’audience, si rischia di sprofondare nella retorica, nella facile sollecitazione di emozioni in un pubblico addestrato a piangere con la tv.
santa nastro
mostra visitata il 13 novembre 2006
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Sempre più diretta e pungente la nostra Santa!
Che la chiesa ne prenda atto.
Gentile critico d'arte: Santa Nastro visto che sa così bene che cos'è l'arte e il prodotto artistico, perchè non ce ne da prova?
Lasci carta e penna e si butti nella mischia, chissà che non arrivi finalmente l'arte.
l'ho fatto già da un bel pezzo, ma con dei mezzi un pò diversi da quelli che presuppone lei. non esiste unicamente la curatela come soluzione. Cordialmente
Vedendo la mostra si hanno seri dubbi sulla corrispondenza che dovrebbe esserci tra titolo e messaggio. Non ascrivo colpe a nessuno. Rimane per me una cosa brutta. Come troppe ormai. E il Man, lo dico fuori dal coro, non fa ormai da tempo nessuna eccezione.