Dopo aver esordito con la mostra sull’opera incisoria, Tonino Mattu (Nuoro, 1979) presenta la sua prima personale di pittura, allestita nei locali della galleria Sottopiano. Colpita inizialmente da una varietà di forme grandi, piccole e medie che caratterizzano il formato delle opere, l’attenzione del visitatore può concentrarsi sulla sperimentazione formale e cromatica per poi lasciarsi coinvolgere dalla nostalgia del ricordo che anima i dipinti. La mostra, ideata e curata da Sandro Giordano e Caterina Spiga, è composta da opere realizzate tra il 2001 e il 2004. Sono scorci paesistici, boschi, montagne e vedute panoramiche a proporci differenti possibili inquadrature.
Uno degli aspetti più significativi della sperimentazione pittorica di Mattu è proprio l’individuazione dell’inquadratura: la scena dove riaffiora il ricordo determina il taglio preciso del dipinto e fa sì che il giovane artista assuma per un attimo il ruolo di fotografo. Come durante un viaggio, nella natura e nella memoria, l’artista, passando tra colori pastosi, ha unito le terre rosse, d’ocra e d’ombra, con olio di lino ottenendo quell’effetto materico che conferisce tutta la carica espressiva del momento.
Il ricordo di quei luoghi incontaminati e dell’emozione vissuta allora sprigionano in “Memini”, “Nel bosco” e “Paesaggio invernale”, opere valorizzate dalla versatilità dell’artista nella scelta dei supporti pittorici, come la tela e la iuta, e dall’estrema perfezione tecnica nella realizzazione delle velature. Immerso nella fitta boscaglia, il pittore vede la natura con gli occhi dell’infanzia dando spazio all’immaginazione e sfogo alla meraviglia, ma un senso di inquietudine e di sconvolgimento affiora senz’altro dall’intrico dei rami e dal verde lucido e scintillante dei colori ad olio.
Quella calma apparente, identificabile nella rappresentazione degli uccelli dalle grandi ali spiegate in “Traiettorie” e nella sensazione di armonia dell’universo nella serie dei “Paesaggi”, preannuncia una triste ma ineluttabile realtà: la natura non è più quella di prima. Il destino della natura e dell’uomo, responsabile della sua distruzione, è cambiato. Possiamo rivivere i momenti felici solo grazie alla memoria che ci permette di risentire quelle sensazioni, quegli odori, quelle emozioni di un tempo.
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erica olmetto
mostra vista il 24 maggio
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